Situazione incendi: aree a rischio frana



A cura del Dottor Geologo Antonio D’Anna

Oltre al danno anche la beffa. Eh già. Perché dopo il disastro ambientale, assai impattante, scaturito dagli incendi che hanno falcidiato negli ultimi giorni la Campania, il Parco Nazionale del Vesuvio in particolar modo, ora sussiste anche un rischio da frana nelle vaste aree colpite. La cenere infatti è un ulteriore fattore predisponente l’innesco di colate rapide. A seguito di eventi meteorologici estremi a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi (vedasi in Calabria, a Scilla precisamente qualche giorno fa), a cui le comunità sono impreparate (visti gli scadenti piani di emergenza e l’assenza di sistemi di allarme idrogeologico) e che chiaramente possono verificarsi anche a stretto giro nelle aree incendiate di cui sopra, accade che il quantitativo di pioggia destinato all’infiltrazione nel sottosuolo finisce nell’incrementare quello relativo al ruscellamento superficiale.

Credit:http://www.parks.it/parco.nazionale.vesuvio/par.php

Come mai?

La coltre vegetativa ha un ruolo di primaria importanza, vale a dire di protezione dal dilavamento delle acque piovane e di mitigazione in relazione all’impatto derivante dalle precipitazioni. Venendo meno la sua presenza, viene meno la sua azione di riduzione del deflusso superficiale. Anzi, la cenere che si forma dopo gli incendi impermeabilizza i suoli, impedisce l’infiltrazione della pioggia nel suolo e di conseguenza aumenta i quantitativi e le velocità delle acque che defluiscono verso i bassi topografici. Tale situazione rende i suoli suscettibili a franare e/o li rende soggetti a processi erosivi intensi che espongono le aree a valle a fenomeni franosi di tipo rapido ad alta pericolosità e soprattutto a colate di detrito.

L’azione dell’intenso dilavamento pertanto conduce così alla formazione di solchi di erosione che al contempo rappresentano un altro fattore predisponente l’innesco di fenomeni franosi. Soprattutto ove si rinvengono maggiori pendenze, ove il versante è più acclive, lungo le linee di impluvio, allo sbocco di valloni…

Soluzioni?

Nell’immediato post incendio che assume i contorni di una vera e propria calamità naturale e di alterazione paesaggistica, prima dell’azione di rimboschimento nelle aree denudate, al fine di evitare ulteriori e deleteri fenomeni di degrado, dovrebbero essere legiferate delle norme specifiche atte alla realizzazione concreta di interventi di primo risanamento e mitigazione.

Purtroppo in Italia attualmente la legge non prevede nulla che venga effettuato dopo l’incendio quando invece dovrebbe vigere l’obbligo di studi geologici e geomorfologici di dettaglio proprio per individuare le aree che presentano maggiori problemi, soggette a morfoevoluzioni rapide.

Si evince pertanto quanto fondamentali possano essere questi studi per un’immediata progettazione di pronto intervento nei luoghi devastati.

Questo è soltanto un altro caso, triste, di assenza di prevenzione. I geologi chiamano, le istituzioni non rispondono.

Credit:http://www.lostrillone.tv
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