Al MIT un workshop internazionale ha riunito scienziati per discutere una teoria affascinante: civiltà aliene potrebbero costruire sfere di Dyson attorno ai buchi neri per sfruttarne l’energia.

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Nel giugno scorso, mentre la maggior parte di noi affrontava il caldo estivo, oltre due dozzine tra i migliori scienziati al mondo si sono ritrovati al MIT. Per due giorni, tra lavagne e aule universitarie, hanno affrontato un’ipotesi che suona decisamente fantascientifica: la possibilità che civiltà extraterrestri intelligenti abbiano costruito enormi strutture per raccogliere energia, note come sfere di Dyson, direttamente attorno ai buchi neri.

tracce di tecnologia aliena
L’impronta dello stivale di Buzz Aldrin sulla Luna. Credit: NASA/Wikimedia Commons

Cosa sono le sfere di Dyson

Le sfere di Dyson sono strutture ingegneristiche ipotetiche che una civiltà avanzata potrebbe costruire per catturare l’energia di una fonte naturale. Il concetto, reso celebre dal fisico teorico Freeman Dyson negli anni Sessanta, immaginava originariamente megastrutture costruite attorno a una stella. Una civiltà capace di realizzarle verrebbe considerata di Livello II sulla scala di Kardashev, ovvero in grado di sfruttare l’intera energia del proprio sole.

Buchi neri spaziotempo
Credit: NASA

Al “Dyson Minds 2025 Workshop“, organizzato da Penn State, MIT e The Ultraintelligence Foundation, astronomi, astrofisici, esperti di intelligenza artificiale e ingegneri hanno spinto l’idea oltre: perché non un buco nero al posto di una stella? Secondo Olivia Curtis, autrice principale dello studio e ricercatrice post-dottorato al Penn State Extraterrestrial Intelligence Center, una forma di vita che volesse sfruttare il massimo gradiente energetico disponibile si troverebbe naturalmente al centro della propria galassia. I buchi neri supermassicci, pur “inghiottendo” materia, emettono anche enormi quantità di energia attraverso i loro getti.

Come sopravvivere vicino a un buco nero

Contrariamente all’idea comune, un buco nero non funziona come un’aspirapolvere universale: il pericolo reale riguarda solo ciò che supera l’orizzonte degli eventi. Una sfera di Dyson ipotetica si troverebbe molto più lontana, a circa un parsec, ossia tre anni luce di distanza, la distanza minima perché un satellite non venga distrutto dalle radiazioni. Una distanza simile comporterebbe però un problema di comunicazione tra le due estremità della struttura. Curtis ipotizza due soluzioni: trasmettere informazioni tramite impulsi periodici quando le orbite si allineano verso la Terra, oppure, più sorprendentemente, lanciare fisicamente dischi rigidi da un lato all’altro, poiché a certe distanze risulterebbe più rapido rispetto alla trasmissione dei dati.

Cosa cercano gli scienziati

La ricerca di Curtis si concentra sulle firme infrarosse dei buchi neri, cercando anomalie rispetto ai modelli teorici conosciuti. Tra i dati analizzati ci sono quelli dell’Event Horizon Telescope, che ha fotografato il buco nero di M87 nel 2019 e Sagittarius A*, al centro della nostra galassia, nel 2022. L’idea è che eventuali increspature insolite nei dati potrebbero essere scartate dagli algoritmi attuali, più concentrati a produrre immagini nitide che a individuare anomalie.

Buco nero
Buco nero, rappresentazione artistica

Nessuna prova, ma una mappa per cercare nel futuro

Al momento non esiste alcuna prova dell’esistenza di sfere di Dyson attorno ai buchi neri. Tuttavia, il workshop ha permesso di delineare con precisione cosa cercare in futuro.

Fonti: