Uno dei più grandi geni della musica credeva di venire da Sirio, non è fantascienza, ma la storia di Karlheinz Stockhausen

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Karlheinz Stockhausen (1928–2007) è stato uno dei più audaci pionieri della musica elettronica. Figura centrale del Novecento, fu un artista che affermò di provenire da Sirio, il sistema stellare più luminoso del cielo notturno, situato a circa 8,6 anni luce dalla Terra nella costellazione del Cane Maggiore.

Orione Sirio triangolo invernale
Orione, Sirio e il Triangolo Invernale

L’uomo come antenna ricevente

Secondo la sua visione metafisica, Stockhausen sosteneva di essere stato inviato sulla Terra con una missione specifica: istruire l’umanità attraverso il suono. Sirio era il luogo in cui aveva completato la sua formazione musicale prima di incarnarsi sulla Terra. Tra il 1975 e il 1977, questa convinzione prese forma in “Sirius”. In essa, il compositore esplora i cicli del cosmo, i ritmi delle stagioni e le fasi della vita umana. Sebbene la luminosità di Sirio (magnitudine -1,46) ci faccia sentire spesso piccoli di fronte all’immensità, Stockhausen ribaltò questa prospettiva: se la mente umana è capace di comprendere e riprodurre la musica di una stella così lontana, allora la nostra coscienza è vasta quanto l’universo stesso.

Immagine infrarossa di una nube di polvere arancione brillante nello spazio, circondata da un denso campo di stelle su uno sfondo scuro, catturata dalla missione SPHEREx della NASA. Questa immagine mostra una sezione di cielo in una sola lunghezza d’onda (3,29 micron), rivelando una nube di polvere composta da una molecola simile alla fuliggine o al fumo. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Tra Platone e la Polvere di Stelle

L’idea di Stockhausen trova una profonda risonanza nel pensiero di Platone e nella sua dottrina dell’anamnesi (o reminiscenza). Il filosofo greco sosteneva che l’anima fosse immortale e che, prima di incarnarsi, avesse contemplato il mondo delle Idee. Conoscere, dunque, non è imparare qualcosa di nuovo, ma “ricordare” verità già possedute. Allo stesso modo, Stockhausen vedeva l’artista e lo scienziato come individui capaci di risvegliare quel “ricordo cosmico”. Se siamo polvere di stelle, è possibile che le nostre scoperte scientifiche e artistiche siano solo un “ricordo” della nostra origine cosmica? Frammenti di una conoscenza universale che portiamo scritta nel nostro DNA astrale? La stella, per Stockhausen, non era solo un corpo celeste, ma una luminosa conoscenza da riportare sulla Terra attraverso la purezza del suono.

Per saperne di più:

Immagine di copertina credit NASA, ESA and G. Bacon (STScI)