Da cinquant’anni, gli astronomi osservano con meraviglia una stella gigantesca che vibra, emettendo potenti e irregolari raggi X.

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Per circa mezzo secolo, la sorgente stellare Gamma Cassiopeiae ha rappresentato un caso anomalo nell’ambito dell’astrofisica stellare, a causa dell’emissione di raggi X caratterizzati da elevata intensità e variabilità irregolare, difficilmente riconducibili ai modelli teorici standard. Recenti osservazioni ad alta sensibilità e risoluzione della stella, ottenute mediante strumentazione di nuova generazione, hanno permesso di chiarire la natura di tale fenomeno. I dati indicano che l’origine dell’emissione non è intrinseca alla stella primaria, bensì associata alla presenza di un oggetto compatto secondario non direttamente osservabile.

Gamma Cassiopeiae è classificata come stella di tipo Be, con una massa stimata pari a circa 15 masse solari, situata a una distanza di circa 550 anni luce dalla Terra. Fin dagli anni ’70, le osservazioni in banda X hanno evidenziato un’emissione circa 40 volte superiore rispetto alle previsioni teoriche per stelle di questo tipo. Tale emissione è attribuita a plasma altamente energetico, con temperature che superano i 10^8 K (≈150 milioni di kelvin), indicativo di processi di riscaldamento estremi, verosimilmente legati a fenomeni di accrescimento o interazione magnetica.

Gamma Cassiopeia
Gamma Cassiopeia. Credit: ESA/Y. Nazé

Le recenti osservazioni su Gamma Cassiopeiae

Le recenti osservazioni ad alta precisione hanno finalmente fornito evidenze conclusive a supporto di un’ipotesi avanzata da tempo: le emissioni di raggi X associate a Gamma Cassiopeiae non originano direttamente dalla stella principale, bensì da una nana bianca compatta e non risolta osservativamente. Questo oggetto secondario accresce materia dalla compagna massiva, generando emissione X attraverso il riscaldamento del materiale a temperature estremamente elevate durante il processo di accrescimento.

Come sottolineato dall’astrofisica Yaël Nazé dell’Università di Liegi, la natura di Gamma Cassiopeiae ha rappresentato per decenni un problema aperto, oggetto di numerosi studi teorici e osservativi. Le nuove misure ottenute con strumenti di ultima generazione, quali il satellite XRISM, hanno permesso di chiarire definitivamente l’origine di tali emissioni.

Il sistema Gamma Cassiopeiae è in realtà un sistema stellare multiplo situato a circa 550 anni luce dalla Terra, nella regione centrale della caratteristica configurazione a “W” della costellazione di Cassiopea. Il componente dominante è una stella di tipo Be bianco-blu, con una massa pari a circa 15 masse solari. Questa stella riveste un’importanza storica, essendo stata la prima appartenente alla classe Be a essere identificata, nel 1866.

Fenomeni peculiari di Gamma Cassiopeiae

Solo con il lancio di osservatori spaziali in orbita terrestre, a partire dagli anni Settanta, è stata identificata una componente anomala di emissione X ad alta energia proveniente da Gamma Cassiopeiae. L’intensità di tale emissione risulta circa quaranta volte superiore a quella prevista per una stella appartenente alla medesima classe spettrale. Analisi successive hanno indicato che essa origina da plasma altamente ionizzato, con temperature dell’ordine di circa 150 milioni di kelvin, suggerendo la presenza di processi fisici estremamente energetici non ancora completamente compresi. Il meccanismo responsabile di tale riscaldamento può essere ricondotto, in ultima analisi, a due principali ipotesi teoriche tra loro concorrenti.

Diversi scenari sono stati proposti per spiegare l’origine di questa emissione,” afferma Nazé. “Una prima interpretazione attribuisce il fenomeno a processi di riconnessione magnetica locale tra la superficie della stella Be e il disco circumstellare. Altre ipotesi, invece, suggeriscono che l’emissione nei raggi X sia associata alla presenza di un oggetto compagno, quale una stella spogliata degli strati esterni, una stella di neutroni oppure una nana bianca in fase di accrescimento.

Qualcosa attorno alla stella

L’identificazione di un compagno di piccola massa attorno a una stella estremamente luminosa rappresenta una sfida osservativa significativa. Nel caso di Gamma Cas., le difficoltà sono accentuate dalle sue proprietà fisiche: si tratta di una stella di grande massa, elevata temperatura superficiale e alta luminosità intrinseca, tale da essere facilmente osservabile a occhio nudo e da costituire un riferimento prominente all’interno della sua costellazione.

Al contrario, le nane bianche sono oggetti compatti con dimensioni paragonabili a quelle terrestri e luminosità intrinsecamente bassa, risultando generalmente non osservabili senza strumentazione dedicata. In un sistema binario stretto con una stella Be, l’eventuale emissione proveniente da una nana bianca può essere mascherata dalla radiazione dominante della stella primaria, rendendone complessa la discriminazione osservativa.

L’analisi di tali sistemi richiede pertanto osservazioni nella banda dei raggi X, dove i processi di accrescimento e le interazioni ad alta energia diventano rilevabili. In questo contesto, un ruolo cruciale è svolto da telescopi spaziali ad alta sensibilità e risoluzione temporale, come la missione X-Ray Imaging and Spectroscopy Mission (XRISM), progettata per tracciare con precisione l’emissione X e identificare eventuali modulazioni legate al moto orbitale del sistema.

nana bianca
Questa illustrazione artistica mostra una nana bianca di 3 miliardi di anni che accumula materiale dai resti del suo precedente sistema planetario. Le instabilità gravitazionali hanno causato la spirale interna di un pianeta sopravvissuto e la sua disintegrazione sotto intense forze mareali, formando un disco di detriti. L’analisi spettroscopica dell’atmosfera della nana bianca ha rivelato la presenza di questi detriti planetari. Crediti: NASA, ESA, Joseph Olmsted (STScI).

L’analisi spettroscopica

Le osservazioni di Gamma Cassiopeiae, effettuate mediante satellite nel dicembre 2024 e successivamente nei mesi di febbraio e giugno 2025, hanno evidenziato che la componente di emissione nei raggi X presenta una modulazione coerente con il moto orbitale del sistema, caratterizzato da un periodo di circa 203 giorni.

L’analisi spettroscopica ha mostrato variazioni significative nella velocità radiale delle firme associate al plasma ad alta temperatura tra le diverse epoche osservative. Tali variazioni risultano in accordo con il moto orbitale della nana bianca compagna, piuttosto che con quello della stella Be primaria. Questo comportamento è stato determinato con elevata significatività statistica e costituisce la prima evidenza osservativa diretta che il plasma ultra-caldo responsabile dell’emissione X sia fisicamente associato all’oggetto compatto, anziché originare dalla stella Be stessa.

La presenza di una nana bianca con campo magnetico

Un’analisi della radiazione X implica che l’oggetto compatto responsabile dell’emissione è una nana bianca dotata di un intenso campo magnetico. Nel sistema binario, l’interazione gravitazionale tra le due componenti consente alla nana bianca di assorbire materia dalla stella compagna di tipo Be, caratterizzata da un inviluppo esteso e rarefatto. Il materiale sottratto viene canalizzato lungo le linee di campo magnetico della nana bianca e diretto verso le regioni polari, dove subisce un riscaldamento significativo durante la fase di accrescimento, producendo emissione ad alta energia.

Questo risultato è particolarmente rilevante poiché fornisce evidenza osservativa a supporto dell’esistenza di un sistema binario previsto teoricamente: una coppia costituita da una stella Be e una nana bianca. Tale configurazione appare inizialmente controintuitiva, in quanto una stella con massa dell’ordine di ~15 masse solari presenta un tempo di vita evolutivo relativamente breve (circa 10 milioni di anni), suggerendo una natura giovane rispetto a scale temporali stellari tipiche (ad esempio, il Sole ha un’età di circa 4,6 miliardi di anni).

Il compagno potrebbe avere origini significativamente più antiche. Una nana bianca rappresenta il nucleo residuo estremamente denso e “morto” di una stella che originariamente possedeva una massa di circa otto volte quella del Sole, dopo aver espulso gran parte del proprio materiale durante le fasi finali della sua evoluzione. Tali stelle evolvono su scale temporali di diversi miliardi di anni.

Studi teorici suggeriscono che sistemi binari contenenti nane bianche possano derivare dall’evoluzione di sistemi stellari un tempo in equilibrio dinamico, in cui interazioni e trasferimento di massa hanno condotto alla configurazione attuale.

Un’altra stella

In un sistema binario composto da due stelle di massa elevata, dove una delle due è leggermente più massiccia, la stella più grande evolverebbe più rapidamente. Al termine della sua fase di sequenza principale, essa potrebbe espandersi fino a diventare una gigante, al punto che parte della sua atmosfera esterna potrebbe essere trasferita alla compagna meno massiccia tramite accrescimento gravitazionale. Alla fine dell’evoluzione, la componente più piccola del sistema binario potrebbe evolvere in una stella Be, mentre il residuo della componente più massiccia collasserebbe in una nana bianca con una massa fino a circa 1,4 volte quella solare.

Sebbene siano già stati riportati indizi della presenza di sistemi binari di questo tipo, Gamma Cassiopeiae, data la sua natura di stella Be di riferimento, rappresenta una conferma osservativa significativa, fornendo agli astrofisici un modello utile per interpretare fenomeni analoghi attorno ad altre stelle Be.

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