Nella Nebulosa Anello scoperta da Charles Messier nel 1779 sembrerebbe esserci una struttura mai osservata prima: atomi di ferro ionizzati e luminosi disposti linearmente, come a formare una nube simile a una barra.

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La Nebulosa Anello è nota da quasi 250 anni e, come tutti gli oggetti della sua tipologia, ha avuto origine dalla morte di una stella; la sua struttura ordinata si deve proprio all’espulsione degli strati superficiali della stella da cui deriva, non abbastanza massiva da innescare un’esplosione di supernova.
Pur trattandosi di un oggetto celeste molto noto ed ampiamente studiato, nuove ricerche guidate da Roger Wesson dell’Università di Cardiff nel Regno Unito attesterebbero la presenza al suo interno di materiale mai osservato in precedenza grazie all’utilizzo di un nuovo metodo osservativo: attraverso lo strumento WEAVE del telescopio William Herschel si è potuta ottenere una spettroscopia completa straordinariamente dettagliata dell’oggetto, che ha consentito il rilevamento di una nube simile ad una “barra” in cui il ferro risulterebbe essere ionizzato; la struttura è lunga circa 500 volte l’orbita di Plutone e la sua massa è circa pari a quella di Marte.

La Nebulosa Anello, nella costellazione della Lira (Crediti: The Hubble Heritage Team AURA/STScI/NASA)
La Nebulosa Anello, nella costellazione della Lira (Crediti: The Hubble Heritage Team AURA/STScI/NASA)

L’osservazione: i metodi spettroscopici

Il motivo della mancata osservazione della barra fino ad ora nonostante gli innumerevoli studi che per decenni hanno interessato la Nebulosa Anello risalirebbe al metodo osservativo: la nebulosa è stata osservata fino ad oggi con indagini di spettroscopia attraverso l’uso di una fenditura, che avrebbe permesso di rilevare la “barra” solo se essa fosse stata perfettamente allineata alla fenditura utilizzata. Ora invece, gli studiosi hanno a disposizione gli spettri dell’intera superficie della nebulosa, in ogni punto e a tutte le lunghezze d’onda ottiche; questo permette di determinare la sua composizione chimica in qualsiasi luogo.
Gli studiosi starebbero tentando di comprendere l’origine della barra, che tuttavia presenta non poche stranezze ancora da chiarire.

Struttura e composizione: tra dubbi e ipotesi

Innanzitutto, la struttura non sembrerebbe essere attribuibile a un getto di materiale proveniente da una stella: la nana bianca, il nocciolo residuo della morte della stella che ha originato la Nebulosa Anello, è completamente decentrata rispetto al centro della barra; anche il moto stesso non sarebbe attribuibile a quello di un getto emesso da una stella: in casi simili, le estremità dell’emissione di materiale si muovono in direzioni opposte (una sembra avvicinarsi alla Terra mentre l’altra si allontana); nel caso della Nebulosa Anello siamo invece in presenza di un’intera struttura di materiale che sembra allontanarsi. Il tutto è organizzato secondo una forma davvero singolare, la cui composizione stessa resta un mistero.

Formazione della barra: possibili teorie

L’ipotesi suggerita è che il ferro sia stato rilasciato a seguito della distruzione di una grande quantità di polvere, teoria che sarebbe sostenuta dalla presenza di polveri rilevate dal JWST ai lati della barra; non è chiaro invece come il ferro sia stato ionizzato, condizione per la quale sarebbero necessarie temperature molto elevate, non compatibili con quelle dell’ambiente della nebulosa.
Alcune teorie sosterrebbero che l’origine della barra risalga alla distruzione di un pianeta roccioso durante la fase di esplosione della stella: da questo deriverebbe il ferro che compone la nube, che tuttavia dovrebbe essere accompagnato anche dalla presenza di altro materiale non ancora rilevato.

Nebulosa Anello: la colorazione rossa indica la barra costituita da ferro ionizzato (Crediti: R. Wesson, Cardiff University/UCL)
Nebulosa Anello: la colorazione rossa indica la barra costituita da ferro ionizzato (Crediti: R. Wesson, Cardiff University/UCL)

Cosa accadrà in futuro?

Il prossimo passo sarà quello di andare a cercare strutture simili in altre nebulose; in più, si andranno ad ottenere nuovi dati sulla Nebulosa Anello a risoluzione spettrale più elevata.
Attraverso otto nuove indagini nell’arco dei prossimi cinque anni si vaglieranno strutture vicine ma anche galassie molto distanti.
Una scoperta simile in una nebulosa già ampiamente indagata è qualcosa di completamente inaspettato, e proprio per questo di grande rilevanza scientifica; si attendono ora le prossime possibili rivelazioni, che metteranno alla prova la potenza di uno strumento innovativo come WEAVE.

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