Per anni gli astronomi si sono chiesti cosa alimentasse le Supernove superluminose, esplosioni stellari capaci di brillare fino a 100 volte più intensamente di una supernova comune. Oggi, grazie all’osservazione dell’evento SN 2024afav e a Einstein, abbiamo finalmente una risposta

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Per anni gli astronomi si sono chiesti cosa alimentasse le Supernove superluminose, esplosioni stellari capaci di brillare fino a 100 volte più intensamente di una supernova comune. Oggi, grazie all’osservazione dell’evento SN 2024afav e a Einstein, abbiamo finalmente una risposta.

L’anomalia: un segnale che cinguetta

Mentre le normali supernove seguono un percorso prevedibile come l’aumento di luminosità e poi svaniscono, SN 2024afav ha mostrato uno schema insolito. Gli scienziati, monitorandola per mesi con una rete globale di telescopi, hanno notato un andamento ondulatorio nella sua luce: una serie di picchi che diventavano sempre più rapidi nel tempo. Questo segnale, tecnicamente chiamato “chirp” (cinguettio), secondo il team guidato dall’astrofisico Joseph Farah, rappresenta la prova della nascita di una Magnetar.

Energia magnetica

NGC 5468 e le supernove
Questa immagine di NGC 5468, una galassia situata a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra, combina i dati dei telescopi spaziali Hubble e James Webb. Questa è la galassia più lontana in cui Hubble ha identificato le stelle variabili Cefeidi. Questi sono importanti indicatori fondamentali per misurare il tasso di espansione dell’universo. La distanza calcolata dalle Cefeidi è stata correlata in modo incrociato con una supernova di tipo Ia nella galassia. Le supernove di tipo Ia sono così luminose che vengono utilizzate per misurare le distanze cosmiche ben oltre la portata delle Cefeidi, estendendo le misurazioni del tasso di espansione dell’universo più in profondità nello spazio. Crediti NASA, ESA, CSA, STScI, Adam G. Riess (JHU, STScI)

Una Magnetar è un tipo di stella di neutroni caratterizzata da un campo magnetico estremamente intenso. La loro caratteristica distintiva non è solo la velocità, ma l’immenso serbatoio di energia magnetica. Quando una magnetar si forma in seguito a una supernova, il suo rapido rallentamento del suo campo magnetico trasferisce energia ai detriti espulsi. Questo processo alimenta il materiale rendendo l’esplosione molto luminosa, fenomeno noto come supernova superluminosa. Tuttavia, questo non spiegava perché la luce oscillasse. La risposta è stata trovata nella Relatività Generale di Einstein.

Rappresentazione artistica di una Magnetar

La trottola

La densità estrema e la rotazione frenetica di una magnetar generano il trascinamento del sistema di riferimento, un effetto previsto dalla Relatività Generale e noto come effetto Lense-Thirring. In sostanza, la stella non ruota semplicemente nel vuoto, ma aggancia e trascina con sé lo spazio-tempo circostante, distorcendone la geometria locale. Questa distorsione fa sì che il disco di detriti, se inclinato rispetto all’asse di rotazione della stella,  oscilli proprio come una trottola. Durante l’oscillazione, più il disco si avvicina alla stella, più l’effetto diventa forte e l’oscillazione rapida: ecco perché gli intervalli tra i lampi di luce si rimpiccioliscono, creando il caratteristico “cinguettio”.

Supernove
Credit: ESO / L. Calçada

Una nuova frontiera

Questa scoperta è fondamentale perché è la prima volta che la relatività generale si renda necessaria per spiegare la meccanica di una supernova. Finora, i modelli basati sulla fisica classica (newtoniana) o sui soli campi magnetici non erano riusciti a interpretare i dati osservati.

Fonte: Sciencealert.com