Secondo un nuovo studio le possibilità di trovare vita su Titano, la più grande luna di Saturno, sono piuttosto scarse.

Uno studio condotto dall’astrobiologa Catherine Neish ha mostrato come l’oceano sotterraneo di Titano, la più grande luna di Saturno, sia probabilmente un ambiente non abitabile, il che significa che la speranza di trovare vita nei mondo ghiacciati si riduce notevolmente: è molto meno probabile che gli scienziati possano trovare la vita nel Sistema Solare esterno, dove si trovano i quattro pianeti “giganti”: Giove, Saturno, Urano e Nettuno. La comunità scientifica è infatti molto entusiasta della possibilità di scoprire forme di vita nei mondi ghiacciati del Sistema Solare esterno, e questa scoperta suggerisce che potrebbe essere meno probabile di quanto pensassimo in precedenza.

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Vita nel Sistema Solare

Acqua su Encelado
Acqua su Encelado. Credit: NASA/JPL-Caltech/SSI

L’identificazione di possibili forme di vita nel Sistema Solare esterno è un’area di notevole interesse per scienziati planetari, astronomi e agenzie spaziali governative come la NASA, soprattutto perché si ritiene che molte lune ghiacciate dei giganti gassosi abbiano grandi oceani sotterranei di acqua liquida. Si pensa, ad esempio, che Titano abbia un oceano sotto la sua superficie ghiacciata che è più di 12 volte il volume degli oceani terrestri.

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La vita come la conosciamo qui sulla Terra ha bisogno dell’acqua come solvente, quindi i pianeti e le lune con molta acqua sono interessanti quando si cerca la vita extraterrestre. Così nello studio, pubblicato sulla rivista Astrobiology, gli scienziati hanno tentato di quantificare la quantità di molecole organiche che potrebbero essere trasferite dalla superficie ricca di sostanza organica di Titano al suo oceano sotterraneo, utilizzando i dati ottenuti dei crateri da impatto.

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Le comete che hanno colpito Titano nel corso della sua storia hanno sciolto la superficie ghiacciata della luna, creando pozze di acqua liquida che si sono mescolate con le sostanze organiche superficiali. Lo scioglimento risultante è più denso della sua crosta ghiacciata, quindi l’acqua più pesante affonda attraverso il ghiaccio, forse fino all’oceano sotterraneo di Titano.

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Utilizzando i tassi di impatto presunti sulla superficie di Titano, è stato determinato quante comete di diverse dimensioni avrebbero colpito la luna ogni anno nel corso della sua storia. Ciò ha permesso ai ricercatori di prevedere la portata dell’acqua che trasporta le sostanze organiche che viaggiano dalla superficie di Titano al suo interno.

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Una quantità insufficiente

La superficie di Titano fotografata dalla sonda Hyugens da 2km di altitudine durante la sua discesa il 14 Gennaio 2005. Credit: ESA/NASA/JPL/Università dell’Arizona

Il team scoperto che il peso delle sostanze organiche trasferite in questo modo è piuttosto piccolo, non superiore a 7.500 kg/anno di glicina, l’amminoacido più semplice che costituisce le proteine ​​nella vita. Si tratta all’incirca della stessa massa di un elefante africano maschio (tutte le biomolecole, come la glicina, utilizzano il carbonio, un elemento, come spina dorsale della loro struttura molecolare).

Un elefante all’anno di glicina in un oceano 12 volte il volume degli oceani terrestri non è sufficiente a sostenere la vita. In passato infatti, le persone spesso davano per scontato che l’acqua fosse uguale alla vita, ma trascuravano il fatto che la vita ha bisogno di altri elementi, in particolare del carbonio.

Altri mondi ghiacciati (come le lune di Giove Europa e Ganimede e la luna di Saturno Encelado) non hanno quasi carbonio sulla loro superficie, e non è chiaro quanto potrebbe provenire dai loro interni. Titano è la luna ghiacciata più ricca di materiale organico del Sistema Solare, quindi se il suo oceano sotterraneo non è abitabile, non è un buon auspicio per l’abitabilità di altri mondi ghiacciati conosciuti.

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Fonte: University of Arizona, Astrobiology