Nuove immagini ad altissima risoluzione dell’asteroide (44) Nysa rivelano una possibile struttura a tre lobi, la prima mai osservata. Un piccolo satellite scoperto per caso potrebbe risolvere il mistero.
Che forma ha un asteroide? Per (44) Nysa, fino a oggi la risposta era: non lo sappiamo con certezza. Si tratta di uno degli asteroidi di tipo E più grandi e luminosi della fascia principale, una classe caratterizzata da una superficie ricca di enstatite. Osservato per oltre un secolo, Nysa ha sempre restituito immagini sfocate: si intuiva un corpo allungato, forse addirittura due masse fuse insieme, ma nulla di definitivo.
Due telescopi giganti, immagini da record
Un team internazionale guidato da Kate Minker, del Lowell Observatory, ha puntato su Nysa due tra gli strumenti più potenti al mondo: SHARK-VIS, montato sul Large Binocular Telescope in Arizona, e SPHERE/ZIMPOL, installato sul Very Large Telescope in Cile.
Grazie all’ottica adattiva, che corregge in tempo reale le distorsioni dell’atmosfera terrestre, e a tecniche di elaborazione dedicate, il team ha ottenuto le immagini più nitide mai realizzate dell’asteroide. Secondo Minker, la qualità si avvicina a quella di uno scatto fatto da una sonda spaziale, pur essendo stata ottenuta interamente da terra.
Tre lobi, non due
Le nuove immagini mostrano due profonde vallate che avvolgono l’asteroide lungo la circonferenza. Il team le interpreta come “colli”, ovvero le giunzioni strette dove corpi originariamente separati si sono saldati tra loro. Il risultato sarebbe un corpo composto da tre lobi distinti, uniti in un unico oggetto lungo 75 chilometri. Un fenomeno simile è già stato osservato altrove, ma mai in tripla copia. La cometa 67P ricorda una papera di gomma, mentre l’oggetto della fascia di Kuiper Arrokoth somiglia a un pupazzo di neve appiattito: entrambi sono “binari a contatto”, corpi che si sono avvicinati lentamente fino a fondersi senza frantumarsi. Se confermato, Nysa sarebbe il primo caso conosciuto di “trinario a contatto“.
Gli scienziati restano comunque cauti: l’ipotesi alternativa è che Nysa sia in realtà un unico corpo, così danneggiato e incavato da sembrare composto da tre parti. Anche questa, però, sarebbe una novità assoluta, perché nessun altro oggetto conosciuto presenta un aspetto simile.
Una luna inattesa può sciogliere il dubbio
Proprio mentre cercavano di interpretare la forma di Nysa, i ricercatori hanno scoperto una piccola luna. Usando tecniche di imaging ad alto contrasto sviluppate per la caccia ai pianeti extrasolari, il team è riuscito a estrarre dal bagliore dell’asteroide un debole puntino di luce, un satellite di circa un chilometro di diametro, che orbita ad almeno 170 chilometri dal corpo principale. È stato battezzato provvisoriamente S/2026 (44) 1 e la sua presenza è stata confermata in due sessioni osservative indipendenti.
Questa scoperta potrebbe essere decisiva. Seguendo l’orbita della luna è infatti possibile calcolare la massa di Nysa, e dalla massa combinata con il volume si ricava la densità: un dato che permette di distinguere un ammasso poroso di detriti da collisione da una roccia solida e compatta. Paradossalmente, il dubbio sulla vera natura dell’asteroide potrebbe essere risolto non dalle immagini che lo hanno sollevato, ma da quel minuscolo puntino di luce, la luna di Nysa.
Perché conta per capire il Sistema Solare
C’è anche una posta in gioco più ampia. Gli asteroidi di tipo E potrebbero essere resti del Sistema Solare interno primordiale, ricco di enstatite: mattoni primitivi mai cresciuti fino a diventare pianeti, oppure frammenti della crosta di un corpo più grande andato distrutto. Capire come si sia formato un oggetto dalla forma così particolare come Nysa significa, in fondo, avvicinarsi a capire come si sono assemblati i pianeti stessi.
Fonte:
