Nel 1978 un fisico sovietico fu attraversato da un raggio di protoni alla velocità della luce. Sopravvisse all’impatto, e il suo viso smise di invecchiare.
Il 13 luglio 1978, Anatoli Bugorski lavorava al sincrotrone U-70 di Protvino, nell’oblast’ di Mosca. Era il più grande acceleratore di particelle dell’Unione Sovietica, capace di sparare fasci di protoni a 76 gigaelettronvolt, un’unità di misura dell’energia che in quel contesto vale quasi come dire: velocità prossima a quella della luce. Bugorski aveva 36 anni, era un fisico delle particelle, e quella mattina stava solo cercando di riparare un guasto.
La lampadina fulminata
Il protocollo prevedeva che la porta di accesso al tunnel dell’acceleratore si bloccasse automaticamente durante gli esperimenti, con una lampadina rossa accesa a segnalare il pericolo. I meccanismi di sicurezza avevano smesso di funzionare per ragioni mai del tutto chiarite. Bugorski aveva avvisato i tecnici di sospendere le attività entro cinque minuti, poi si era incamminato verso il tunnel. Ci arrivò in meno di cinque minuti ed entrò.
Il fascio di protoni gli attraversò la testa. Entrò dalla parte posteriore del cranio, attraversò i lobi occipitale e temporale, l’orecchio sinistro, e uscì dal lato sinistro del naso. Bugorski raccontò di aver visto un lampo più luminoso di mille soli ma non sentì alcun dolore. Continuò a lavorare per riparare il guasto. pensando che fosse meglio non dire niente a nessuno.

Quello che accadde dopo
La notte si rese conto, ovviamente, di aver sbagliato valutazione. La metà sinistra del volto si era gonfiata fino a essere irriconoscibile. Nei giorni successivi la pelle iniziò a staccarsi, rivelando il percorso esatto che il raggio aveva seguito. Fu portato d’urgenza a Mosca. I medici si aspettavano che sarebbe morto entro tre settimane: la dose di radiazioni ricevuta era di gran lunga superiore a quella considerata letale. Invece Bugorski sopravvisse, come se non bastasse completò il dottorato nel 1980 e continuò a lavorare come fisico nel laboratorio di Protvino. Si sposò ed ebbe un figlio.
Le conseguenze permanenti furono gravi ma non devastanti: paralisi completa del lato sinistro del volto per distruzione dei nervi, perdita totale dell’udito dall’orecchio sinistro con un ronzio costante di sottofondo, crisi epilettiche che nel tempo sono diventate più frequenti. Le sue capacità cognitive rimasero però sostanzialmente intatte.
Il viso che non invecchia
Il fenomeno più inquietante emerse negli anni successivi. Il lato sinistro del volto di Bugorski, quello colpito dal fascio, rimase paralizzato con l’aspetto che aveva nel 1978, mentre il lato destro invecchiò normalmente. Oggi Bugorski ha 83 anni, e le fotografie mostrano due metà del viso che appartengono a due epoche diverse. I meccanismi esatti di questo fenomeno non sono ancora stati completamente chiariti dalla medicina.

L’incidente rimase segreto per oltre un decennio, per via delle politiche sovietiche di riservatezza su tutto ciò che riguardasse la ricerca nucleare. Bugorski non parlò mai pubblicamente dell’accaduto finché l’Unione Sovietica non si dissolse. Nel 1996 presentò alle autorità sanitarie russe una richiesta per ottenere lo stato di disabilità e ricevere gratuitamente i farmaci per l’epilessia, ma la domanda fu respinta.
Fonte:
