Questa sera torna su Italia 1 il film campione d’incassi di Cristopher Nolan. Ecco 5 curiosità che forse non sapevate.
Interstellar è uno di quei film che alla prima visione colpiscono per la grandezza della storia: il futuro della Terra, un viaggio nello spazio lontanissimo, un finale che lascia un po’ interdetti. Ma rivedendolo si scopre quanto Christopher Nolan abbia riempito il film di piccoli dettagli e indizi che all’inizio passano inosservati. Sono sfumature che danno più peso soprattutto al rapporto tra Cooper e la figlia, e che danno più risalto a scene che nella prima visione sembravano essere in secondo piano. È un film che vive molto di questi secondi significati: quello che appare come un classico racconto di fantascienza diventa più complesso e più emotivo ogni volta che lo si guarda. Stasera la pellicola torna su Italia 1 alle 21:30. Ecco 5 dettagli che forse vi siete persi.
1. Non ci sono animali

Uno dei dettagli che si notano solo dopo aver rivisto Interstellar è che nel film non compare nessun animale: niente uccelli, insetti, mucche o galline, nemmeno un cane o un gatto nella fattoria di Cooper. È un’assenza che racconta molto dello stato della Terra, più di qualsiasi spiegazione data a voce. Suggerisce che non sia solo una crisi agricola, ma qualcosa di molto più grave, vicino all’estinzione. In una fattoria che dovrebbe essere piena di vita, c’è invece un vuoto che riflette sia la situazione del pianeta sia la distanza emotiva tra Cooper e la sua famiglia. Un piccolo dettaglio, ma decisivo per capire il peso della storia.
2. “Pensavo fossi il fantasma”
All’inizio di Interstellar c’è una frase che sembra solo una battuta da bambina, ma che a fine film acquista un significato molto più grande. Murphy, dieci anni, dice al padre appena svegliato da un incubo: “Pensavo fossi il fantasma”. È un modo goffo per dire che l’ha spaventata, niente di più. Ma quando Cooper parte per lo spazio e per la figlia passano decenni, quella parola torna con forza: nella stanza di Murphy adulta i libri che cadono dagli scaffali sembrano davvero i segnali di un’entità invisibile. E nel finale, quando Cooper ricompare accanto alla figlia ormai anziana, è diventato in un certo senso quel “fantasma” che lei aveva evocato, un padre rimasto giovane mentre la vita della figlia è andata avanti senza di lui. Una frase che sembrava casuale diventa così un anticipo sorprendente del rapporto tra i due.
3. Il ticchettio sul pianeta ricoperto d’acqua

Rivedendo Interstellar si nota un dettaglio che nella prima visione passa quasi inosservato: il ticchettio che accompagna la scena sul pianeta d’acqua. È un suono debole, ripetuto, che sembra solo aggiungere tensione. In realtà ogni “tick” arriva a un secondo e un quarto dal precedente, e corrisponde al passare di un’intera giornata sulla Terra. Sapendolo, quella sequenza cambia completamente: mentre l’equipaggio passa pochi minuti sul pianeta, fuori scorrono anni. Il ticchettio diventa così un promemoria costante del tempo che sfugge, più prezioso di qualsiasi attrezzatura. È uno degli accorgimenti sonori con cui Nolan rende tangibile la relatività e il peso delle scelte dei personaggi, e che contribuiscono a far considerare Interstellar uno dei suoi film più riusciti.
4. I riferimenti a Odissea nello spazio
Interstellar contiene diversi rimandi a 2001: Odissea nello spazio, un film che Nolan ha sempre indicato come una delle sue principali fonti di ispirazione. I robot TARS e CASE ricordano HAL 9000, con il loro “occhio” rosso e qualche battuta che richiama l’umorismo nero del supercomputer di Kubrick. Anche la loro forma rettangolare fa pensare al monolite. E la sequenza del Tesseratto, con le sue geometrie impossibili e lo spazio che si deforma, rimanda chiaramente al finale di 2001. Sono dettagli inseriti per chi conosce bene il genere, ma contribuiscono anche a dare al film quella sensazione di sconfinamento in territori nuovi e strani, un po’ oltre la nostra capacità di capire. In questo modo Interstellar si inserisce consapevolmente nella tradizione della fantascienza più ambiziosa.
5. Il nome di battesimo di Cooper non viene mai rivelato
C’è un dettaglio che in Interstellar passa facilmente inosservato: il protagonista non viene mai chiamato per nome, solo “Cooper”. Del suo passato si sa poco, giusto che era un pilota, ma nulla di più. È una scelta che racconta bene il mondo del film, in cui le identità individuali contano meno della necessità di sopravvivere. Il cognome diventa il suo unico punto fermo, legato soprattutto alla famiglia. Quando più avanti Cooper crede che nel futuro esista una “Stazione Spaziale Cooper” dedicata a lui, scopre invece che porta il nome di sua figlia Murphy. È un ribaltamento che chiarisce ancora una volta come il film metta al centro i legami e il passaggio tra generazioni, più che le ambizioni personali. Anche l’assenza del suo nome di battesimo finisce così per riflettere il tema più ampio del film: in un’umanità in crisi, l’individuo tende a scomparire dietro ciò che lascia agli altri.
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