La nuova Tesla Roadster punta su deportanza attiva e propulsori ad aria compressa. Tra spettacolo, fisica e omologazione restano tanti interrogativi

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Quando si parla di Tesla, il confine tra innovazione tecnologica e spettacolo mediatico diventa spesso molto sottile. La nuova Roadster, attesa ormai da anni, torna a far discutere con una dimostrazione che punta a ridefinire il concetto stesso di automobile ad alte prestazioni: ventole per incollare la vettura all’asfalto e propulsori ad aria compressa ispirati alla tecnologia aerospaziale.

Uno dei momenti della spettacolare dimostrazione della Tesla Roadster. Credito: Tesla.
Uno dei momenti della spettacolare dimostrazione della Tesla Roadster. Credito: Tesla.

L’idea

L’idea più spettacolare è proprio quella dei propulsori, attribuiti alla collaborazione con SpaceX. Secondo le informazioni circolate, un sistema di serbatoi ad alta pressione e ugelli potrebbe fornire una spinta supplementare, consentendo accelerazioni straordinarie e persino brevi balzi. Una prospettiva che sembra uscita direttamente da un film di fantascienza. Ma tra una dimostrazione spettacolare e una soluzione utilizzabile nella vita quotidiana c’è una differenza sostanziale. Comprimere aria richiede energia, mentre la sua successiva espansione comporta inevitabili perdite. Bisogna inoltre considerare il peso dei serbatoi, la gestione delle pressioni e la sicurezza delle persone che si trovano intorno al veicolo. E, naturalmente, resta il problema dell’omologazione: una vettura dotata di propulsori a getto potrebbe davvero circolare sulle strade pubbliche? Vi immaginate? Schiere di tamarri pronti a balzare davanti con una capriola volante per saltare una fila in autostrada… Orrore puro…

La Chaparral 2J

Il sistema di ventole

Molto più interessante, dal punto di vista ingegneristico, è il sistema di ventole destinato a generare deportanza. L’obiettivo sarebbe aumentare il carico verticale sulla vettura, migliorando l’aderenza anche a velocità relativamente basse. Non si tratta di un principio nuovo: nel motorsport, la Chaparral 2J e la Brabham BT46B hanno già esplorato questa strada, utilizzando ventole per creare una depressione sotto la vettura e aumentare il carico aerodinamico.

La Brabham BT46B

Il vantaggio teorico è notevole: più carico sulle ruote significa maggiore potenziale di aderenza in curva, senza dover necessariamente ricorrere a grandi ali che aumentano la resistenza aerodinamica. Ma ottenere questi risultati richiede un sistema efficace, una gestione accurata dei flussi d’aria e, soprattutto, energia. Quanta ne servirà per alimentare le ventole? E quale sarà l’effetto sull’autonomia complessiva della Roadster? Senza dati verificati, è ancora presto per dare risposte definitive. La questione, insomma, non è stabilire se queste soluzioni siano fisicamente possibili: i precedenti dimostrano che alcuni dei principi aerodinamici alla base del progetto sono già stati sperimentati. Il vero interrogativo riguarda la loro integrazione in un’automobile di serie, con tutti i compromessi imposti da costi, peso, consumi, affidabilità e sicurezza.

La sfida di Tesla

La Tesla Roadster si trova così al centro di una sfida che è insieme tecnologica e comunicativa. Se le promesse saranno confermate, potremmo assistere a un esperimento interessante nell’evoluzione delle auto ad altissime prestazioni. Per il momento, però, è bene distinguere ciò che è stato effettivamente dimostrato da ciò che viene annunciato. Perché far sognare gli appassionati è facile. Trasformare una visione spettacolare in un’automobile sicura, efficiente e omologabile è tutta un’altra storia.