L’astrofisico Homer Dávila Gutierrez ha individuato un candidato arco gravitazionale, non ancora catalogato, nell’ammasso di galassie MACS J0308.9+2645, analizzando dati pubblici del James Webb Space Telescope. L’oggetto, chiamato A1, si troverebbe a un redshift fotometrico iniziale stimato intorno a 4,4.

Advertisement

Dal suo ingresso in funzione nel 2022, il James Webb Space Telescope (JWST) ha regalato immagini di straordinaria profondità del cosmo, superando per dettaglio persino le riprese storiche dello Hubble Space Telescope. Tra i bersagli più fotogenici c’è l’ammasso di galassie MACS J0308.9+2645, un campo profondo già ripreso da Hubble e ricco di lenti gravitazionali capaci di svelare galassie distanti, la cui luce viaggia verso di noi da circa 13 miliardi di anni.

Queste lenti distorcono e amplificano la luce di galassie di sfondo, che appaiono come archi allungati nelle immagini. Proprio setacciando questi archi, l’astrofisico Homer Dávila Gutierrez, fondatore e direttore della testata SKYCR.ORG, ha individuato un nuovo candidato, denominato A1, non presente in alcun catalogo pubblicato in precedenza.

Come è stato individuato il candidato A1

Gutierrez ha analizzato dati d’archivio della camera Near-Infrared Camera (NIRCam) di Webb, raccolti nell’ambito del programma osservativo GO 5293. Esaminando 54 campi pubblici NIRCam e valutando oltre 1.500 possibili candidati, ne ha isolato uno solo ritenuto solido: A1, caratterizzato da una forma molto allungata e orientata in modo coerente con l’effetto di lente gravitazionale prodotto dall’ammasso.

A rendere l’oggetto particolarmente interessante sono tre elementi: la sua geometria, con un rapporto tra gli assi molto marcato e un allineamento tangenziale rispetto al centro dell’ammasso; la sua luminosità, superiore a quella di altre sorgenti simili nella stessa regione; e soprattutto la sua totale assenza dai principali cataloghi astronomici, compresi quelli specifici sull’ammasso e le grandi banche dati internazionali.

Un redshift da rivalutare

Una prima analisi fotometrica multibanda, condotta con lo strumento EAZY, aveva collocato A1 a un redshift fotometrico di circa 4,4, un valore che lo avrebbe posto entro il primo miliardo di anni di vita dell’universo. Analisi successive, condotte insieme al team del programma GO-5293 e basate su una fotometria corretta, hanno portato a una stima più affidabile intorno a z ≈ 1,4, corrispondente a circa 9 miliardi di anni fa: un’epoca comunque remota, sebbene meno estrema della prima ipotesi.

Secondo l’interpretazione attuale, condivisa dagli esperti di lensing del team osservativo, A1 sarebbe un’unica immagine lensata, allungata e moderatamente amplificata dalla gravità dell’ammasso, ma non replicata in immagini multiple. La sua posizione, a circa 51 secondi d’arco dal centro X dell’ammasso, è coerente con questo scenario.

Un secondo candidato e una lezione più generale

L’indagine ha portato alla luce anche un secondo oggetto, A2, più debole e meno definito, la cui natura resta ancora da chiarire con la stessa procedura di verifica applicata ad A1. Il caso dimostra come l’archivio pubblico di Webb custodisca ancora scoperte alla portata di ricercatori indipendenti, ma anche come la fotometria automatica dei cataloghi possa generare stime iniziali fuorvianti, rendendo indispensabili la verifica incrociata e il confronto diretto con i team osservativi originali.

Fonte: