Un raro flusso stellare scoperto in una galassia ultra-diffusa a 115 milioni di anni luce svela nuovi indizi sulla materia oscura extragalattica
Un gruppo di astronomi ha individuato per la prima volta una struttura stellare rara al di fuori della nostra galassia. Si tratta di un flusso stellare, una sottile e curva scia di stelle che si sfilaccia da un ammasso globulare come un filo che si srotola da un gomitolo di lana. Fenomeni simili sono già stati osservati all’interno della Via Lattea, dove la rotazione galattica strappa stelle dagli ammassi densi formando lunghe scie. Fuori dalla nostra galassia, però, queste strutture erano finora rimaste troppo deboli per essere rilevate, pur essendo ritenute presenti.

Una galassia “trasparente” ha reso possibile l’osservazione
La chiave della scoperta è la galassia ospite, UGC 9050-Dw1, un oggetto ultra-diffuso con una popolazione stellare estremamente rarefatta. Questo sfondo insolitamente scuro ha permesso al flusso stellare di risaltare con chiarezza, rendendolo visibile nonostante i 115 milioni di anni luce che separano la galassia dalla Terra.
Un nuovo strumento per misurare la materia oscura
Gli autori dello studio non si sono limitati a osservare la struttura: l’hanno usata per stimare la quantità di materia oscura presente in UGC 9050-Dw1. Come ha spiegato Tjitske Starkenburg della Northwestern University, coautrice della ricerca, le stelle di un flusso stellare seguono quasi la stessa orbita, e questa orbita è determinata dalla gravità della galassia. Modellando quella gravità, i ricercatori possono stimare la massa totale della galassia; sottraendo la massa nota della materia visibile, come le stelle, ciò che resta è attribuibile alla materia oscura. La materia oscura è una sostanza ancora sconosciuta che non sembra interagire elettromagneticamente con la luce o con la materia ordinaria, risultando quindi invisibile se non per i suoi effetti gravitazionali. Comprenderne la natura resta uno dei problemi più grandi dell’astronomia moderna.
Risultati coerenti con i metodi tradizionali
La scoperta ha offerto agli scienziati un’occasione unica per confrontare questo nuovo metodo con le tecniche di misurazione della materia oscura più consolidate. I risultati si sono rivelati coerenti tra loro. Julie Kiel Holm, dell’Università di Copenhagen e co-autrice principale dello studio, ha sottolineato che questi dati confermano quanto già mostrato da studi precedenti su questa galassia ultra-diffusa, dimostrando però che il nuovo strumento funziona anche al di fuori della Via Lattea.

Verso nuove scoperte con i telescopi di prossima generazione
Il flusso stellare è stato individuato analizzando dati d’archivio del telescopio spaziale Hubble. Gli autori ritengono che questa non sarà l’ultima scoperta del genere: con l’arrivo di telescopi di nuova generazione, la probabilità di individuarne altri aumenterà notevolmente. Particolare entusiasmo circonda le prospettive legate al telescopio Nancy Grace Roman, che avrà un campo visivo cento volte più ampio di quello di Hubble.
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