Cieli stellati e racconti antichi, scopriamo la storia degli Egizi e del loro cielo

”Sotto l’antica Roseline il Santo Graal aspetta, che adorna d’opere di artisti incantati; calice e lama sorvegliano l’eletta, riposa infine sotto cieli stellati.”

Questa è la frase pronunciata nel finale de “Il Codice Da Vinci” di Ron Howard. L’idea di rappresentare un cielo trapunto di stelle (come un soffitto, in modo da simulare la volta celeste) risale davvero alla notte dei tempi. Una delle testimonianze più antiche, difatti, si trova nella tomba della regina Nefertari (1295-1255 a.C.), moglie del faraone Ramses II, presso la Valle delle Regine. Si tratta di una struttura ipogea ricoperta da più di 3500 mq di dipinti che illustrano il viaggio nell’aldilà della regina: tutto il soffitto è un intero cielo stellato di un intenso blu scuro. Il significato di questa rappresentazione è collegato all’idea della morte come sonno eterno e quindi come notte, luogo e tempo in cui vivono i morti.

Cieli stellati arte egizi
Tomba della regina Nefertari

La dea Nut ed altre curiosità

Per gli Egizi, infatti, la notte è una presenza molto importante, è una divinità, è la dea del cielo Nut, la quale si alterna al giorno in una lotta continua tra luce e tenebre. Per simboleggiare la notte, Nut è rappresentata come un arco che copre la Terra nell’atto di inghiottire il Sole al tramonto per poi partorirlo all’alba. Un particolare curioso dei dipinti egizi è che le stelle sono sempre a cinque punte.  Questo è un aspetto molto affascinante, in quanto questo tipo di stella è una figura geometrica costruita sulla base della sezione aurea, una proporzione definita “divina” nel Rinascimento e conosciuta già presso gli Egizi. Queste distese di stelle, generalmente, non hanno riferimenti astronomici ma in alcuni casi gli astri sono raffigurati in modo tale da far pensare a delle vere e proprie mappe stellari.