Il nuovo rapporto WMO-Copernicus non fa sconti: il nostro continente viaggia a una velocità di riscaldamento doppia rispetto al resto del pianeta. Tra punte di quasi 35 gradi in Scandinavia, incendi devastanti in Spagna e un Mediterraneo in costante ebollizione, i dati 2025 sul clima non sono affatto dei migliori
L’Europa è il continente che si riscalda più velocemente del pianeta, oltre il doppio rispetto alla media globale. Nel 2025 almeno il 95% del territorio ha registrato temperature sopra la media annuale. La regione subartica di Fennoscandia ha subito l’ondata di calore più lunga mai documentata: tre settimane consecutive con temperature che hanno superato i 30°C, toccando a luglio punte di 34,9°C a Frosta, in Norvegia. Persino il Circolo Polare Artico ha raggiunto quella soglia. Il clima cambia e troppo velocemente
Il ghiaccio che scompare
I ghiacciai di tutte le regioni europee hanno perso massa. L’Islanda ha registrato la seconda riduzione più grande della sua storia. La calotta della Groenlandia ha perso 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio, un volume pari a una volta e mezza quello di tutti i ghiacciai delle Alpi europee messi insieme. Ogni centimetro di innalzamento del livello del mare, dicono gli scienziati, mette a rischio altre 6 milioni di persone.

A sinistra: la percentuale dei mari europei colpiti da ondate di calore dal 1982 al 2025, classificate per intensità (da “moderate” a “estreme”). A destra: la mappa delle ondate di calore marine più violente registrate nel 2025. (Dati: Copernicus/ECMWF)
Incendi e mari bollenti
Gli incendi hanno bruciato più di un milione di ettari, un’area più grande di Cipro, e la Spagna da sola ha prodotto circa la metà delle emissioni di CO₂ da fuoco. Sulla terra le cose andavano così, e in acqua non andavano meglio. La temperatura superficiale del mare europea è stata la più alta mai misurata, con l’86% dell’area marina che ha subito almeno una forte ondata di calore.
Mediterraneo e clima
Il Mediterraneo ormai è in stato di sofferenza per il terzo anno consecutivo, e persino il Mare di Norvegia, al confine con l’Artico, ha vissuto un’estate infernale. Ma a parte i numeri allarmanti, la domanda davanti a tutto ciò è solo una: quando cominceremo a prendere realmente sul serio l’emergenza climatica che stiamo vivendo, anziché considerarle tutte come semplici notizie dell’ultima ora di cui non preoccuparci?
