Il problema della siccità è quanto mai attuale: i punti da mettere in pratica per la crisi idrica

L’Italia è in emergenza idrica e le cause da annoverare sono sicuramente molteplici. La SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) già nel 2017 inviò una lettera alla Presidenza del Consiglio e della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato affinché venisse riconsiderato tutto il circuito delle acque a scopo idropotabile, irriguo ed industriale. Anche oggi risulta prioritario che il nostro Paese nel prossimo futuro debba agire nelle azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici previsti anche dalla Strategia Nazionale di Adattamento al Clima (SNAC). La SIGEA aveva evidenziato tredici punti, tredici cardini da mettere in pratica per correre ai ripari, tuttora validi e quanto mai attuali per arginare la crisi idrica. Precisamente:

  1. recupero acque reflue depurate per uso irriguo e industriale;
  2. compatibilità degli impianti agricoli e zootecnici con le disponibilità idriche;
  3. uso in agricoltura di sistemi d’irrigazione innovativi volti al risparmio idrico;
  4. ricerca applicata alla desalinizzazione delle acque, meglio salmastra che salate;
  5. studio delle sorgenti costiere al fine della loro captazione prima che le acque finiscano in mare;
  6. programma di ampliamento, riparazione e sostituzione delle reti acquedottistiche a supporto degli usi umani e produttivi;
  7. ricarica degli acquiferi sotterranei;
  8. realizzazione di invasi di piccole dimensioni (laghetti collinari) a scopi irrigui;
  9. realizzazione di invasi a scopi misti;
  10. attuazione della norma sulle reti duali;
  11. mappature e controllo delle utenze che usano le acque sotterranee al fine di una programmazione idrogeologica del prelievo (pozzi abusivi che abbondano a dismisura con conseguente emungimento e captazione scriteriati);
  12. mappature e controllo delle sorgenti al fine di una programmazione idrogeologica del loro utilizzo;
  13. campagne di sensibilizzazione all’uso razionale della risorsa.
La siccità del fiume Po
La siccità del fiume Po. Credit: phys

Inoltre, una implementazione del sistema di invasi, oltre a diminuire i rischi in caso di siccità, può comportare altresì un ulteriore vantaggio, ossia laminare e regimare le piene. La speranza è che si giunga ad una soluzione fattivamente dirimente ma, oggettivamente, è alquanto improbabile. Perché?

Perché, quantunque il Consiglio Nazionale dei Geologi già nel 2017 precisò che “il geologo è l’unico professionista accreditato per le ricerche acquifere”, risulta ancora paradossale che le figure preposte non siano considerate ma anzi debbano combattere ed alzare la voce solo per farsi ascoltare. È indispensabile, senza alcun dubbio, operare nella tutela e nella salvaguardia della risorsa idrica.

I cittadini

Last but non least è un invito rivolto ai cittadini (altro non è che il tredicesimo punto sopraelencato): siamo parsimoniosi nella gestione della risorsa idrica. Nel nostro piccolo non sperperiamo troppa acqua. Utilizziamola in maniera modica e con il giusto raziocinio. L’acqua, bisogna ricordarlo sempre, è vita.

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