Uno scienziato di Oxford ha messo in discussione il modo in cui sono state raggiunte le conclusioni sull’accelerazione cosmica e l’energia oscura. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Il Premio Nobel 2011 è andato a tre scienziati, per aver dimostrato che l’espansione dell’universo sta accelerando. Ma cosa accadrebbe se le prove usate per arrivare a questa conclusione fossero state male-interpretate e che la presunta accelerazione cosmica fosse semplicemente un artefatto del nostro movimento nella galassia? Inoltre non ci sarebbe nemmeno la misteriosa energia oscura, la forza che si pensa stia creando questa accelerazione. A dirlo un articolo di un gruppo di fisici di Oxford, che contestano le prove relative alle supernove, utilizzate per arrivare alla conclusione che l’universo si espande in modo accelerato.

Quel che resta di una supernova. Credit: NASA

“Bassa significatività statistica”

Nel caso ve lo foste chiesto, il Premio Nobel nel 2011 è andato a Perlmutter, Schmidt e Riess per “la scoperta dell’espansione accelerata dell’universo grazie all’osservazione di alcune lontane supernove”. Le hanno utilizzate per dimostrare che in effetti l’espansione dell’universo stava accelerando. Gli scienziati hanno calcolato la distanza dalla Terra delle supernove, rapportata al tasso di espansione che avrebbe dovuto avere l’universo. Ebbene, la luce di quelle supernove era più debole di quanto avrebbe dovuto essere. Questo risultato li ha portati a concludere che l’espansione cosmica stia accelerando grazie all’energia oscura, una forza che presumibilmente assorbe il 68% di tutta l’energia di massa dell’universo mentre lo fa espandere.

Guidati dal fisico Subir Sarkar dell’Università di Oxford, un team di scienziati sostiene invece che il campione utilizzato per dimostrare la teoria avrebbe una bassa significatività statistica. In altre parole, “se guardi le supernove solo in una piccola parte di cielo, sembrerebbe che tu abbia un’accelerazione cosmica”, afferma Sarkar. “Ma questo è solo un effetto locale! Non ha nulla a che fare con le dinamiche complessive dell’universo e quindi non ha nulla a che fare con l’energia oscura”. C’è da dire che il team di Riess ha usato i dati di 1.300 supernove, non proprio poche insomma. Certo è che questo è un numero molto piccolo, se consideriamo le dimensioni dell’universo in cui viviamo. Continueremo a tenervi aggiornati sull’argomento.

Riferimenti: Big Think

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