Uno studio pubblicato su Nature Communications ha misurato l’idrogeno intrappolato nel centro della Terra. L’acqua era qui fin dalla formazione

Advertisement

Nel marzo del 1986, la sonda europea Giotto attraversò la coda della cometa di Halley a seicento chilometri di distanza, catturando le immagini di un nucleo che sputava vapore acqueo nel vuoto. Per 40 anni quella missione è stata il manifesto di una teoria precisa: la Terra era nata “secca” e l’acqua dei nostri mari era arrivata solo dopo, trasportata da un incessante bombardamento di comete ghiacciate.

​Oggi uno studio pubblicato su Nature Communications da Dongyang Huang, ricercatore presso la Tsinghua University, sposta il centro del problema (e della soluzione) a 3.000 chilometri sotto i nostri piedi. I dati dicono che l’acqua non è mai piovuta dal cielo, perché si trovava già qui, sigillata nel nucleo di ferro fin dal primo giorno. Per decenni, stimare l’idrogeno intrappolato nel cuore del pianeta è stato un esercizio di astrazione, con margini di errore che oscillavano da 10 a 10.000 parti per milione. Huang ha deciso di misurarlo fisicamente ricreando l’oceano di magma primordiale della Terra. Ha schiacciato un frammento di ferro puro tra due incudini di diamante a 111 gigapascal, sparando la temperatura a 5100 K con i laser.

​La firma chimica nel silicio

​A confermare che l’idrogeno rilevato non fosse una contaminazione del macchinario è stata una dinamica chimica, scoperta solo grazie alla microscopia a sonda atomica. All’interno del ferro, i ricercatori hanno notato che l’idrogeno si legava al silicio in una proporzione esatta di uno a uno. Dato che la quantità di silicio nel nucleo è un dato già accertato (tra il 2 e il 10% del peso totale), questa proporzione ha permesso di fare un calcolo finalmente preciso: il nucleo contiene tra lo 0,07 e lo 0,36% di idrogeno.

Terra acqua

​Una riserva invisibile

​Messa in scala con la massa della Terra, questa percentuale rivela un mondo sommerso: nel ferro sono intrappolati da 9 a 45 oceani globali. Questa scoperta cambia, anzi , cancella totalmente, l’idea di una Terra neonata arida e dipendente dai messaggeri celesti. Al contrario, descrive un pianeta che ha saputo trattenere i propri elementi volatili fin dalle prime fasi di accrezione. È il ritratto di un pianeta che, prima ancora di formare il primo mare in superficie, aveva già accumulato la sua più grande riserva idrica nel buio del proprio nucleo, dove è rimasta protetta per 4 miliardi di anni.

​Fonte: