L’interpretazione di Copenaghen diceva che una particella non esiste davvero finché non la guardi. Bohm, allievo di Oppenheimer, rispose che esiste eccome, e che la sua posizione è sempre definita anche quando non la misuri. Poi arrivò Einstein a incoraggiarlo, e il maccartismo a cacciarlo.

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Nel 1927 Louis de Broglie propose un’idea rivoluzionaria, proponendo che le particelle non sono onde che collassano quando le osservi, come voleva Bohr, ma particelle vere e proprie guidate da un’onda pilota che le precede. La comunità scientifica lo ignorò. Venticinque anni dopo, David Bohm riprese quel filo e lo trasformò in una teoria completa.

Nel 1952 pubblicò due articoli in cui dimostrava che poteva esistere una descrizione deterministica e causale dei fenomeni quantistici, senza bisogno di un osservatore che facesse collassare la funzione d’onda. L’onda pilota esiste e basta, anche quando nessuno la guarda.

David Bohm
David Bohm. (Crediti: David Bohm Society)

L’incontro di David Bohm con Einstein e la fuga dall’America

Bohm conobbe Einstein a Princeton, dove lavoravano insieme. Nel 1951 gli mandò una copia del suo libro di testo sulla meccanica quantistica, e Einstein lo convinse che l’interpretazione di Copenaghen aveva qualcosa di profondamente sbagliato. Così Bohm iniziò a scrivere la sua alternativa.

Nel frattempo, la sua militanza giovanile nel Partito Comunista lo aveva portato davanti alla Commissione McCarthy. Si rifiutò di denunciare altri compagni, invocò il Quinto Emendamento, fu arrestato e infine prosciolto. Princeton non gli rinnovò il contratto e nessuna università americana volle più assumerlo.

L’esilio, il Brasile e l’ordine implicito

Bohm passò per San Paolo, dove insegnò all’università, e poi per Israele fino a stabilirsi in Inghilterra. Negli anni Sessanta, insieme al suo allievo Yakir Aharonov, scoprì l’effetto che porta il loro nome: il potenziale vettore magnetico può influenzare una particella anche in regioni dove il campo magnetico è zero. Poi la sua mente si spinse oltre la fisica tradizionale.

Nel libro Wholeness and the Implicate Order propose che l’universo sia governato da un ordine implicito, una struttura nascosta e indivisibile da cui emerge la realtà che vediamo. Le particelle, secondo questa teoria, non sono mai veramente separate, ma sono tutte pieghe di un unico tessuto che le contiene.

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