Freeman Dyson, morto nel 2020 a 96 anni, fu un matematico prodigio e un fisico teorico di straordinaria creatività. A lui si deve l’unificazione delle diverse formulazioni dell’elettrodinamica quantistica, ma il suo progetto più visionario (e assurdo) rimane l’Orion, una nave spaziale spinta dall’esplosione di bombe nucleari sganciate una dopo l’altra.
Dyson nacque in Inghilterra nel 1923, si trasferì in America nel dopoguerra e per oltre 60 anni fu professore all’Institute for Advanced Study di Princeton, lo stesso di un certo Albert Einstein. Tra i suoi meriti riconosciuti c’è la dimostrazione che le teorie dell’elettrodinamica quantistica di Feynman, Schwinger e Tomonaga, apparentemente diverse, erano in realtà equivalenti. Ma il suo spirito non si accontentava di certo di sistemare teorie altrui (e menomale, forse).
Il progetto Orion
Nei tardi anni ’50, Dyson si dedicò al progetto Orion, un programma di ricerca che aveva l’ambizione di costruire un’astronave spinta dall’esplosione di bombe nucleari sganciate una dopo l’altra. Un prototipo fu addirittura realizzato usando esplosivo convenzionale, ma le prospettive di un utilizzo reale della propulsione nucleare si scontrarono, come previsto, con il trattato di Mosca del 1963, che vietava gli esperimenti nucleari nell’atmosfera. Il progetto fu abbandonato e l’astronave a bombe nucleari rimase un sogno irrealizzato.

L’eredità di un visionario
Dyson dopo ciò, comunque non si perse d’animo. Anni dopo teorizzò le famose sfere di Dyson, enormi gusci artificiali che una civiltà avanzata potrebbe costruire per catturare l’intera energia di una stella. Non le considerava mai un progetto concreto, come spesso si pensa, ma solo un modello utile per cercare tracce di intelligenze extraterrestri. Il suo volo spaziale non esplose mai (scusate davvero per il gioco di parole), ma il suo pensiero continua ad accendere la fantasia di chi sogna di lasciare la Terra e a ispirare i vari film e libri di fantascienza ispirati anche a questo progetto.
Fonte:
