Nel 1922 un meteorologo russo dimostrò che Einstein si sbagliava sull’universo statico. Il padre della relatività fece marcia indietro, ma la soddisfazione durò poco: Friedmann contrasse il tifo da una pera non lavata comprata in una stazione ferroviaria e morì a 37 anni.

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Nel 1917 Einstein applicò la relatività generale all’intero cosmo e scoprì un problema: le sue equazioni prevedevano un universo dinamico, destinato a collassare o ad espandersi. Lui era convinto che l’universo fosse statico e immutabile, così aggiunse un “termine di ripiego” per tenerlo fermo, la famosa costante cosmologica che anni dopo definirà il suo più grande errore. Poi però arrivò Friedmann.

​Il meteorologo che fece tremare Einstein

Alexander Friedmann era un meteorologo e matematico russo che durante la prima guerra mondiale aveva volato in varie missioni per l’esercito zarista. Nel 1922 pubblicò “Sulla curvatura dello spazio”, dimostrando che le equazioni di Einstein permettevano universi in espansione, in contrazione, persino oscillanti, senza bisogno di costanti aggiustatrici. Einstein lesse il lavoro e andò su tutte le furie e scrisse subito una nota alla rivista accusando Friedmann di errori matematici.

Friedmann non si arrese, anzi, rispose con una lettera dettagliata in cui dimostrava passo passo che era Einstein a essersi sbagliato nel calcolo della divergenza del tensore energia-impulso. Il genio dovette ingoiare il rospo e pubblicare una ritrattazione formale, ammettendo che i modelli non-statici erano matematicamente possibili.

Alexander Friedmann, il meteorologo e matematico che corresse Einstein.

La pera che fermò l’universo

Friedmann divenne una star della scienza sovietica. Nel luglio 1925 salì su un pallone aerostatico per ricerche meteorologiche e stabilì il record di altitudine dell’epoca, 7.400 metri. Sembrava ormai inarrestabile. Pochi giorni dopo, rientrando da una vacanza in Crimea con la moglie, comprò una pera da un venditore ambulante in una stazione ferroviaria, ma non la lavò. Prese il tifo e morì il 16 settembre 1925, a 37 anni. L’universo si stava espandendo e lui aveva appena finito di spiegarcelo, ma poi una pera sporca lo cancellò.

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