Scienziati rivelano che la gigantesca cicatrice osservata sulla Luna Nuova è in realtà un raro cratere che si forma circa una volta ogni secolo, offrendo nuove prospettive sui fenomeni lunari e sugli impatti cosmici

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Osservando la superficie della Luna durante una notte serena, in condizioni di piena illuminazione, è possibile distinguere una morfologia fortemente segnata da processi d’impatto accumulatisi nel corso di circa 4,5 miliardi di anni. Le regioni più scure, note come maria lunari, corrispondono a vasti bacini da impatto formatisi in seguito a collisioni di grande energia con corpi asteroidali o cometari. Tali eventi hanno generato depressioni successivamente riempite da colate di lava basaltica, che conferiscono loro l’aspetto relativamente liscio e la tonalità più scura.

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La Luna

L’intenso bombardamento tardivo

Le aree più chiare, denominate altopiani lunari (highlands), presentano invece una densità molto elevata di crateri di varie dimensioni. Questa morfologia riflette una storia di bombardamento intenso e prolungato, risalente alle fasi iniziali del Sistema Solare, in particolare al cosiddetto Late Heavy Bombardment.

A differenza della Terra, la Luna è priva di atmosfera significativa, di idrosfera e di attività tettonica attiva. L’assenza di questi agenti comporta la mancanza di processi erosivi e sedimentari capaci di modificare o cancellare le strutture superficiali. Di conseguenza, le tracce degli impatti rimangono sostanzialmente inalterate su scale temporali estremamente lunghe.

Il bombardamento meteoritico non è un fenomeno esclusivamente passato: la superficie lunare è tuttora soggetta a impatti, sebbene con frequenze e intensità inferiori rispetto alle epoche primordiali. Questo rende la Luna un archivio geologico di primaria importanza per lo studio dell’evoluzione del Sistema Solare.

Ogni giorno, la superficie lunare è soggetta all’impatto di meteoroidi di varie dimensioni. In assenza di un’atmosfera significativa, di processi erosivi e di attività tettonica, tali impatti rappresentano il principale meccanismo di modificazione morfologica del suolo lunare, portando alla formazione e alla conservazione di numerosi crateri.

Cratere lunare Albategnius
Cratere lunare Albategnius. Fonte:James Stuby based on NASA

Un cratere di 225 metri di diametro sulla superficie della Luna

Nonostante la frequenza di questi eventi, l’osservazione diretta degli impatti in atto rimane rara. Nella tarda primavera del 2024, è stato tuttavia identificato un evento di impatto di particolare rilevanza: un corpo meteoritico, animato da velocità iperveloci, ha generato un cratere di circa 225 metri di diametro sulla superficie della Luna.

Questo cratere, di dimensioni comparabili a circa due campi da calcio disposti in sequenza, è stato analizzato mediante il confronto tra immagini acquisite prima e dopo l’evento dalla Lunar Reconnaissance Orbiter, in particolare attraverso i dati forniti dalla sua camera ad alta risoluzione. Tale confronto ha consentito uno studio dettagliato delle caratteristiche morfologiche del cratere e dei materiali eiettati, offrendo informazioni di elevata precisione sui processi di impatto lunare.

Prima di questa osservazione, il cratere di maggiori dimensioni documentato nel corso dell’intera missione Lunar Reconnaissance Orbiter presentava un diametro di circa 70 metri. Il nuovo cratere identificato supera tale misura di oltre tre volte, configurandosi come un evento di notevole rilevanza. In base ai modelli statistici che descrivono la frequenza degli impatti meteoritici di questa scala, un fenomeno di tale entità è atteso verificarsi mediamente una volta ogni 139 anni su una porzione qualsiasi della superficie lunare. Ne consegue che la sua individuazione a breve distanza temporale dalla formazione rappresenta un caso eccezionalmente fortunato dal punto di vista osservativo.

La morfologia del cratere

Dal punto di vista morfologico, il cratere presenta una geometria a imbuto, con una profondità stimata di circa 43 metri e pareti caratterizzate da elevata pendenza, tali da rendere difficoltoso il mantenimento dell’equilibrio su di esse. L’area circostante il bordo è disseminata di blocchi litici espulsi durante l’impatto, tra i quali si distingue un masso di dimensioni considerevoli, con un diametro di circa 13 metri. L’analisi della distribuzione dei materiali eiettati consente inoltre di inferire la direzione di provenienza dell’impattore. I dati suggeriscono una traiettoria incidente da sud-sud-ovest, con conseguente penetrazione nella superficie e dispersione dei detriti prevalentemente verso nord, secondo una configurazione allungata e asimmetrica, descritta come una tipica morfologia “a lingua”.

All’interno del cratere sono state identificate aree caratterizzate dalla presenza di materiale insolitamente scuro, verosimilmente riconducibile a vetro d’impatto. Questo materiale si forma in seguito alla fusione istantanea delle rocce bersaglio, sottoposte a temperature estremamente elevate durante l’evento collisionale, seguita da una rapida solidificazione. Tale evidenza rappresenta un indicatore diagnostico dell’enorme quantità di energia rilasciata nell’arco di pochi millisecondi.

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Dati osservativi ad elevata risoluzione

L’elemento di maggiore rilevanza scientifica della scoperta risiede nella disponibilità di dati osservativi ad alta risoluzione acquisiti in condizioni pre- e post-impatto. Per la prima volta, infatti, la comunità scientifica dispone di immagini di un cratere di queste dimensioni con risoluzione metrica (~1 m), documentate sia antecedentemente sia successivamente alla sua formazione, consentendo un’analisi comparativa diretta dei processi morfologici e dinamici associati all’impatto. Si tratta di un insieme di dati straordinariamente raro, che permetterà ai ricercatori di testare e perfezionare i modelli che utilizziamo per comprendere come si formano i crateri non solo sulla Luna, ma in tutto il Sistema Solare.

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