Il fisico Lee Smolin ha proposto una versione darwiniana del cosmo: ogni buco nero genera un universo figlio, con leggi fisiche leggermente diverse. Quelli che producono più buchi neri si riproducono di più. Il nostro universo sarebbe semplicemente il “campione di successo” di un albero genealogico cosmico.

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Le costanti fisiche del nostro universo hanno valori davvero molto precisi. Se la forza nucleare forte fosse leggermente più debole, i nuclei atomici non si formerebbero, mentre se la gravità fosse un po’ più intensa, l’universo sarebbe collassato su se stesso pochi istanti dopo il Big Bang. I numeri sono talmente calibrati che molti ci hanno spesso visto la “mano di un progettista”, ad altri è sembrata solo una gigantesca coincidenza.

Lee Smolin, fisico teorico e fondatore del Perimeter Institute in Canada, ha proposto un’alternativa. Nel 1992 pubblicò la teoria della selezione naturale cosmologica, poi esposta nel libro “The Life of the Cosmos” del 1997. L’idea è che ogni buco nero, quando collassa, non distrugge la materia ma genera un nuovo universo dall’altra parte della sua singolarità. Un universo figlio, con leggi fisiche che differiscono da quelle del padre per piccole mutazioni casuali, esattamente come nel DNA degli organismi viventi.

A questo punto, nella sua teoria, entra in gioco la selezione naturale. Gli universi che producono più buchi neri generano più universi figli, e così via per generazioni cosmiche. Nel corso di questo processo darwiniano, i parametri fisici evolvono verso valori che massimizzano la produzione di buchi neri. Il nostro universo è nel modo in cui è perché è il risultato di miliardi di anni di selezione cosmologica.

E se il nostro universo fosse nato dentro un buco nero?
Il fisico Lee Smolin, autore della teoria della selezione naturale cosmocologica. Crediti: Sabine Hossenfelder, Medium.

L’albero genealogico del cosmo

La conseguenza più affascinante è che l’idoneità alla vita, in questo processo evolutivo, è un effetto collaterale. Per fare tanti buchi neri servono tante stelle massicce, e per fare tante stelle massicce servono le stesse condizioni che rendono possibile la vita: atomi stabili, chimica complessa, un espansione dell’universo sufficientemente lenta da permettere alla materia di aggregarsi.

Leonard Susskind, il padre della teoria delle stringhe, disse che non capiva perché l’idea di Smolin non avesse ricevuto più attenzione. Forse perché un universo che si riproduce come un coniglio è più difficile da digerire di un universo progettato da un architetto intelligente. Ma la natura, si sa, non ha mai avuto molto rispetto per le nostre pretese.

Fonti consultate: