A 27 anni scrisse la teoria dei Molti Mondi. Niels Bohr lo trattò come un idiota. Everett lasciò la fisica, finì al Pentagono a sviluppare algoritmi per la guerra nucleare e si distrusse la vita con alcol e sigarette. Oggi la sua teoria è uno dei pilastri della fisica con gli universi paralleli
Nell’autunno del 1955, a Princeton, dopo qualche bicchiere di sherry, lo studente Hugh Everett iniziò a litigare con un collega danese che difendeva le idee del suo mentore Niels Bohr. La disputa infiammò la sua mente. Trascrisse le provocazioni notturne in una tesi di dottorato diventata storica. La sua idea era questa: l’universo non collassa in una sola realtà quando lo osservi, anzi, si divide. Per ogni possibilità quantistica, l’universo si biforca in un numero infinito di rami, uno per ogni esito possibile. E quindi gli universi paralleli.
Il rifiuto di Bohr
Il gatto di Schrödinger è sia vivo che morto, ma in due universi diversi che si sono separati nel momento in cui apri la scatola. I mostri sacri della fisica, Niels Bohr in testa, lo liquidarono come un incompetente. Bohr definì la teoria “incomprensibile” e si rifiutò di discuterne seriamente. La tesi di Everett fu pubblicata solo nel 1957 dopo pesanti tagli imposti dai suoi revisori, che ne eliminarono le parti più provocatorie. L’accoglienza fu talmente fredda che Everett, disgustato, abbandonò la fisica teorica per sempre. Aveva solo 27 anni.

La guerra, l’alcol e la morte
Andò a lavorare per il Pentagono, nel mondo top secret della ricerca operativa. Contribuì a sviluppare gli algoritmi per la guerra nucleare e i modelli di simulazione per lo scenario della Mutua Distruzione Assicurata. Nel privato, la sua esistenza fu un disastro. Alcolista incallito, fumatore accanito e depresso… come biasimarlo. I suoi figli lo ricordano come un “mucchio di mobili seduto al tavolo della sala da pranzo” con la sigaretta in mano. Nel 1982, a 51 anni, morì di infarto.
Gli universi paralleli
Oggi la sua teoria dei Universi paralleli è una delle interpretazioni più rispettate della meccanica quantistica. Nel nostro ramo di universo, Hugh Everett è morto dimenticato e alcolizzato. In un altro, probabilmente, ha avuto il Nobel che da sempre meritava.
Per approfondire:
