Lo “spiegone” dell’esperimento mentale del 1935 ad opera di Erwin Schrödinger, in cui un gatto può essere sia vivo che morto nello stesso momento.

Un gatto viene chiuso in una scatola che contiene del gas velenoso e radioattivo a lento rilascio. È vivo o è morto? Non si tratta di un qualche macabro esperimento o di violenza sugli animali, ma di un test mentale ideato nel 1935 da Erwin Schrödinger per dimostrare i limiti della fisica quantistica.

Il paradosso del gatto di Schrödinger. Credit: Wikipedia, https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Dhatfield

Cosa vuole dimostrare il paradosso del gatto di Schrödinger

L’esperimento prevede che un gatto venga messo dentro a una scatola, in cui c’è un meccanismo che, se premuto, può emettere del gas letale. Il gatto può interferire con il meccanismo (può fisicamente avvicinarsi al congegno e spingere il pulsante) o può non farlo, senza far uscire il gas. Ci sono il 50% di possibilità che possa morire, quindi.

Nel primo caso il gatto vive, nel secondo muore soffocato dal gas. Credit: Greenme.it

Cosa dice a questo punto lo scienziato? Che prima di aprire la scatola, non possiamo sapere se il gatto è vivo o morto, motivo per cui si troverebbe in uno stato intermedio in cui è contemporaneamente sia vivo che morto. Può sembrare folle un’affermazione del genere, ma è solo aprendo la scatola (e quindi dare un senso a questa sovrapposizione) che si potrà sapere la risposta. Per capire fino in fondo l’esperimento dobbiamo tralasciare per un attimo il gatto e andare nel mondo delle particelle di cui sono fatti gli atomi, ovvero elettroni e protoni, che effettivamente si possono trovare nello stesso istante in stati diversi.

Se il gatto dovesse essere paragonato agli atomi, potrebbe essere sia vivo che morto nello stesso momento. Questo apparente paradosso nasce dal fatto che nella meccanica quantistica non si possono descrivere classicamente gli oggetti, ma si ricorre ad una rappresentazione probabilistica. Per dimostrare che una particella può collocarsi in diverse posizioni, per esempio, la si descrive come fosse contemporaneamente in tutte le posizioni che può assumere.

In pratica l’esperimento realizzerebbe uno dei principi cardine della fisica quantistica. Se non si effettuano misurazioni, possono esistere più realtà contemporaneamente. Ecco la famosa “sovrapposizione” di cui parlavamo prima, ovvero la coesistenza di più stati nello stesso momento.

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