Nel 1930 un giovane ragazzo indiano di 19 anni, Subrahmanyan Chandrasekhar, salì su una nave da Bombay a Cambridge e durante il viaggio calcolò il destino delle stelle più massicce: se superano 1,44 volte la massa del Sole collassano in un punto di densità e gravità infinite, oggi chiamato buco nero. L’astrofisico più famoso dell’epoca, Arthur Eddington, lo derise in pubblico. Chandrasekhar non rispose, si trasferì a Chicago e vinse il Nobel 50 anni dopo.
Subrahmanyan Chandrasekhar aveva 19 anni quando lasciò l’India per l’Inghilterra. Durante il viaggio in nave, senza libri né professori, applicò la fisica quantistica alle stelle morenti e calcolò che una nana bianca, il residuo di una stella come il Sole, non può superare una certa massa. Oggi quel numero si chiama limite di Chandrasekhar: 1,44 volte la massa del Sole.
Una stella più pesante non ha nessuna forza interna capace di fermare il collasso gravitazionale, e sprofonda in un punto di densità e curvatura infinite, quello che oggi chiamiamo buco nero. Arrivato a Cambridge, mostrò i suoi calcoli al suo professore, Ralph Fowler, e poi al grande Arthur Eddington, l’astrofisico più rispettato del mondo, quello che aveva confermato la relatività generale con l’eclisse del 1919. Eddington rimase colpito, ma non condivise le conclusioni.
L’umiliazione pubblica alla Royal Astronomical Society
Nel gennaio del 1935 Chandrasekhar presentò le sue scoperte alla Royal Astronomical Society di Londra. Eddington, che presiedeva la riunione, salì sul palco dopo di lui e lo attaccò con ferocia. Disse che il calcolo era una stranezza matematica senza senso, una “congettura avventata”, e che la natura avrebbe trovato un modo per evitare un’assurdità come quella di una stella che collassa all’infinito. La sala rise, mentre Chandrasekhar rimase in silenzio. Sapeva che Eddington aveva torto, ma il suo silenzio fu interpretato come una resa.

Il Nobel e la rivalsa
Chandrasekhar lasciò l’Inghilterra e accettò un posto all’Università di Chicago, dove lavorò per decenni senza mai più toccare l’argomento. Eddington morì nel 1944 senza mai avere ammesso l’errore. Negli anni ’60, le osservazioni astronomiche cominciarono a confermare che i buchi neri esistono davvero, e il limite di Chandrasekhar divenne una pietra miliare dell’astrofisica. Nel 1983, a 73 anni, Chandrasekhar vinse il Premio Nobel per la fisica. Non aveva più bisogno delle scuse di Eddington, ormai morto da quasi 40 anni. La scienza, a volte, fa giustizia… ma spesso ci mette un sacco di tempo.
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