Nel 1963 Roy Kerr scoprì la soluzione esatta per un buco nero in rotazione, un risultato che le equazioni di Einstein non avevano ancora rivelato. Stephen Hawking lo ammise in pubblico e propose la sua soluzione come caso limite. Kerr non ha mai avuto la fama di Hawking, ma la sua metrica è ancora alla base di ogni simulazione realistica.
Le equazioni di Einstein sono difficili da risolvere, ma nel 1916 Karl Schwarzschild le risolse per una massa sferica ferma, e nacque il primo buco nero teorico. Ci vollero quasi 50 anni per fare il passo successivo. Nel 1963 Roy Kerr, un matematico neozelandese all’Università del Texas, pubblicò una soluzione esatta per un buco nero in rotazione. Il risultato era che la rotazione trascina con sé il tessuto dello spaziotempo, un fenomeno chiamato poi frame-dragging e oggi misurato dalla NASA.
Hawking contro Kerr
La soluzione di Kerr divenne uno strumento di lavoro per gli astrofisici. Negli anni ’70 Stephen Hawking formulò il teorema dell’area: l’area di un buco nero non può mai diminuire. Kerr contestò però la dimostrazione con una serie di obiezioni tecniche. Hawking dovette ritirarsi pubblicamente, pur mantenendo la sua idea in una forma riveduta. Hawking stesso ammise che la sua soluzione era un caso limite di quella più generale di Kerr. Un buco nero fermo è una versione semplificata di uno rotante, non il contrario.

Genio e oblio
Kerr non inseguì la ribalta, anzi, continuò a produrre matematica e a osservare che pochi colleghi leggevano i suoi articoli. Nel 2016 vinse un premio equivalente al Nobel per l’astronomia, ma il grande pubblico non lo ha quasi mai celebrato. Roy Kerr ha risolto il problema dei buchi neri rotanti nel 1963, e questo Stephen Hawking lo ha ammesso pubblicamente. Ma quando si parla di geni della fisica, il nome che viene in mente è sempre l’altro. A volte la matematica non basta… bisogna anche morire al momento giusto.
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