Nel 1986 il fisico John Cramer propose una lettura della meccanica quantistica in cui un fotone non nasce e muore, anzi, invia un’onda avanti nel tempo e riceve una conferma indietro. Il futuro stringe la mano al passato, e il presente è solo il punto in cui si incontrano.
John Cramer era un professore emerito all’Università di Washington. Di giorno dirigeva un laboratorio di fisica nucleare, mentre di notte scriveva romanzi di fantascienza. Nel 1986 pubblicò la sua interpretazione transazionale della meccanica quantistica, un tentativo di rispondere alla domanda che tormenta i fisici da ormai un secolo: cosa succede davvero quando una particella passa da una nuvola di probabilità a un punto preciso?
La stretta di mano dal futuro
Secondo Cramer, ogni interazione quantistica è una transazione. Un atomo emette un’onda che viaggia in avanti nel tempo verso tutti i possibili assorbitori. Contemporaneamente, l’atomo emette un’altra onda che viaggia all’indietro. Quando un assorbitore riceve l’onda in avanti, risponde con la sua onda all’indietro, e le due onde si incontrano e si annullano e il fotone viene trasferito. Il presente sarebbe dunque solo il punto in cui le due direzioni del tempo “si sono messe d’accordo”.

Una rivoluzione silenziosa
La forza dell’interpretazione transazionale è che non ha bisogno dell’osservatore cosciente, né di universi che si dividono a ogni scelta. Il collasso della funzione d’onda avviene lungo l’intera transazione, senza bisogno di un momento privilegiato.
La comunità scientifica l’ha accolta con rispetto ma senza entusiasmo. Cramer non ha mai avuto la celebrità di Everett o lo status di Bohm. È morto nel 2024 senza vedere la sua idea diventare mainstream. Ma i suoi scritti resistono, e ogni tanto qualche fisico torna a chiedersi se il futuro, in un certo senso, non stia già rispondendo.
Fonte consultata:
Cramer, John G. (1986). The transactional interpretation of quantum mechanics.
