La sonda Planck ha mappato la radiazione residua del Big Bang e ha trovato una macchia enorme e fredda che i modelli non prevedono. Una delle ipotesi è che sia il “livido” lasciato dallo scontro con un altro universo (vediamo cosa c’entra il multiverso)
La sonda Planck dell’ESA ha mappato la radiazione cosmica di fondo, l’eco del Big Bang rimbalzata per 13,8 miliardi di anni. La mappa è quasi uniforme, salvo piccole fluttuazioni di temperatura di poche decine di milionesimi di grado. Tranne in un punto. Nella costellazione dell’Eridano, c’è una regione larga circa cinque gradi (dieci volte la dimensione della luna piena) dove la temperatura scende di 70 microkelvin in più rispetto alla media. Il doppio, in alcuni punti. Una differenza piccola sulla carta, ma enorme per gli standard cosmologici (e vediamo cosa c’entra il multiverso).
I modelli standard dicono che una struttura così grande non potrebbe formarsi dalle normali fluttuazioni quantistiche dell’universo primordiale. La probabilità che sia uscita dal meccanismo standard è circa dell’1,85%. Possibile sì, ma molto improbabile. Gli astronomi l’hanno chiamata Cold Spot, e da quando è stata scoperta dal satellite WMAP della NASA nel 2004 nessuno ha ancora una risposta definitiva.

Il segno lasciato da un altro universo
La spiegazione più banale è che tra noi e la radiazione ci sia un supervuoto, una bolla immensa con pochissima materia, che raffredda la luce che la attraversa. Ma studi successivi hanno fatto fatica a replicare il risultato. Una ricerca del 2017 della Durham University ha concluso che il vuoto non sarebbe abbastanza grande da giustificare l’anomalia.
Resta un’ipotesi molto più strana. La fisica teorica Laura Mersini-Houghton dell’Università del North Carolina sostiene che il Cold Spot sia il segno tangibile di uno scontro tra universi paralleli durante la fase iniziale dell’inflazione cosmica. Il nostro universo sarebbe una bolla che si è espansa scontrandone un’altra, lasciando una specie di livido gravitazionale impresso sulla radiazione di fondo. Mersini-Houghton aveva previsto l’esistenza di queste anomalie anni prima che venissero osservate.
La teoria del multiverso è ancora al confine tra fisica e speculazione. Ma la Cold Spot è lì, sulla mappa. Qualunque cosa l’abbia causata, è un dato osservativo. Resta solo da capire se stiamo guardando una coincidenza statistica, un supervuoto, o la prima prova che il nostro universo ha urtato qualcos’altro di simile a noi, là fuori.
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