I fisici hanno scoperto che le costanti fondamentali della natura hanno valori talmente precisi che una vita come la nostra esiste solo grazie a quella precisione. Il principio antropico, nato nel 1974 dal fisico Brandon Carter, prova a dare un senso a questa strana coincidenza. La versione “debole” dice che siamo capitati nell’universo giusto per caso, quella “forte” sostiene che l’universo doveva essere così per forza.
I fisici hanno scoperto che l’universo funziona grazie ad alcuni numeri fissi, come la forza che tiene insieme i nuclei atomici o la velocità con cui lo spazio si allarga. Questi numeri si misurano in laboratorio e poi si mettono nelle equazioni, e se anche solo uno di loro fosse un po’ diverso, la materia ordinaria sparirebbe, il carbonio smetterebbe di formarsi e la vita diventerebbe impossibile. È una coincidenza così precisa che qualcuno, spesso, ci vede dietro una mano invisibile, mentre altri ci vedono solo un caso (ma un caso davvero fortunato).
Il principio antropico debole e quello forte
Brandon Carter, in un simposio in Polonia nel 1973, distinse due modi di guardare a questo problema. La versione debole dice che i valori che osserviamo sono vincolati dal fatto che deve esistere almeno un luogo, il nostro, dove la vita a base di carbonio ha potuto evolversi. Se l’universo fosse diverso, nessuno sarebbe qui a misurarlo.
È una constatazione quasi banale, e la maggior parte dei fisici la accetta senza problemi. La versione forte si spinge oltre, sostendo che l’universo deve avere quelle proprietà perché la vita intelligente è un fine della natura. Qui le polemiche sono accese ormai da molti anni, perché la scienza evita le spiegazioni che “odorano” di disegno intelligente.
La risposta del multiverso
Negli ultimi decenni molti cosmologi hanno però aggirato il problema in un altro modo. Se il nostro universo fosse solo una bolla dentro un oceano infinito di universi paralleli, ciascuno con leggi fisiche leggermente diverse, la coincidenza smetterebbe di essere tale. Stephen Hawking, che per anni aveva guardato con sospetto il multiverso, ne divenne un sostenitore proprio per risolvere finalmente l’enigma del fine tuning.
Il principio antropico lascia molti fisici perplessi, ma se l’universo è davvero uno solo, e le sue costanti sono perfette (quasi per capriccio), quella coincidenza di cui parliamo si fa troppo pesante. Potremmo essere quindi come pesci che cercano di capire perché l’acqua è trasparente, senza sapere che, lì fuori, esiste anche la terraferma.
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