Il video allegato, confrontando le varie scale di grandezza, ci mostra la vera dimensione dell’universo osservabile. Ogni passaggio è già sufficiente a mandare in crisi la nostra intuizione spaziale, costruita per la savana, non per le galassie.
Il diametro della Terra è circa 12.700 chilometri. Quello del Sole è 1,4 milioni di chilometri, circa 109 volte la Terra. La stella più grande conosciuta, UY Scuti, ha un raggio circa 1.700 volte quello del Sole: piazzata al posto del Sole si estenderebbe quasi fino all’orbita di Saturno. La galassia più grande conosciuta invece, ovvero IC 1101, è circa 76 volte più grande della Via Lattea. L’universo osservabile ha un diametro di 93 miliardi di anni luce e contiene un numero di stelle stimato intorno a 200 miliardi di trilioni. Fin qui i numeri sono quasi gestibili, nel senso che si possono scrivere e leggere senza perdere il filo.
Il cervello umano
Il problema arriva quando si tenta di visualizzarli, perché il cervello umano ha sviluppato la sua capacità di stima in ambienti dove le distanze più grandi erano quelle tra un insediamento e l’altro. Scalare di dieci ordini di grandezza in un solo passaggio produce quello che i neuroscienziati chiamano “breakdown dell’intuizione spaziale“: smetti di capire cosa stai guardando perché il riferimento precedente è già scomparso dal campo visivo.
Le parole di Sagan
Sagan scrisse che la Terra è un granello di polvere sospeso in un raggio di sole, e che la nostra posizione nell’universo non è privilegiata in nessun senso cosmico. Il video lo dimostra scala dopo scala, lasciando che siano le proporzioni a produrre l’effetto da sole.
