Scopri il processore HPSC della NASA: l’innovativa architettura multicore progettata per garantire alte prestazioni, efficienza energetica e autonomia nelle future missioni spaziali verso Luna, Marte e oltre.
Man mano che l’esplorazione spaziale porta veicoli e astronauti sempre più lontano dalla Terra, la necessità di sistemi in grado di operare con una supervisione umana minima diventa un requisito tecnico imprescindibile. I ritardi nelle comunicazioni, che affliggono le missioni dirette verso la Luna e Marte, rendono difficile uno scambio di dati e istruzioni in tempo reale. Al contempo, i sistemi autonomi presentano il potenziale di accelerare significativamente la produzione scientifica attraverso un’analisi dei dati più rapida ed efficiente. Parliamo del processore HPSC della NASA.

Il Programma Game Changing Development
Il programma Game Changing Development della NASA ha avviato una partnership commerciale finalizzata allo sviluppo del sistema High Performance Spaceflight Computing (HPS). I processori attualmente impiegati nelle missioni spaziali derivano da progettazioni risalenti a decenni fa, concepite per massimizzare l’affidabilità e la robustezza. Tuttavia, considerata la mole di dati accumulata dalle missioni contemporanee, si rende necessario un salto generazionale in termini di capacità di elaborazione e analisi. Questo imperativo ha condotto alla collaborazione tra la NASA e la società tecnologica Microchip Technology Inc., con sede in Arizona.
L’architettura del sistema
L’ High Performance Spaceflight Computing è un esempio di system-on-a-chip: un circuito integrato compatto che integra in un singolo microchip tutti gli elementi essenziali di un sistema di calcolo. Ciò include unità di elaborazione centrale, off-load computazionali, unità di rete avanzate, memoria e interfacce di ingresso/uscita. Il processore è radiation-hardened e capace di erogare una potenza computazionale pari a 100 volte quella dei sistemi attualmente in uso.
Capacità di intelligenza artificiale e gestione energetica
Oltre alla potenza computazionale, i chip forniranno elaborazione dati IA ad alte prestazioni grazie a capacità di calcolo vettoriale scalabile. L’High Performance Spaceflight Computing è progettato per essere adattabile sia in termini di consumo energetico che di performance computazionale: le funzioni possono essere disattivate quando non in uso o commutate in modalità a basso consumo. Questa flessibilità lo rende applicabile a missioni con requisiti energetici molto diversi, migliorando l’efficienza complessiva in un contesto, quello spaziale, in cui l’energia elettrica rappresenta una risorsa critica.

Risultati preliminari e applicazioni future del processore
I test, avviati nel febbraio 2026 hanno prodotto risultati promettenti: il processore sta dimostrando prestazioni pari a 500 volte quelle dei chip radiation-hardened attualmente operativi. Si tratta di un risultato che supera di gran lunga le stime iniziali. Una volta certificato per il volo spaziale, la NASA prevede di integrare l’High Performance Spaceflight Computing nell’hardware computazionale di futuri orbiter, rover, habitat e missioni di esplorazione dello spazio profondo. Come sottolineato da Eugene Schwanbeck, program element manager, questo nuovo sistema multicore è fault-tolerant, flessibile e ad altissime prestazioni.
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