Il Paradosso di Fermi ha una possibile risposta teorica: le civiltà avanzate (e quindi gli alieni) potrebbero essere in standby cosmico, aspettando che l’universo si raffreddi abbastanza da rendere conveniente usare la loro energia

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Enrico Fermi, nel 1950, durante una pausa pranzo al Los Alamos National Laboratory, pose una domanda destinata a diventare uno dei più grandi interrogativi della scienza moderna: se l’universo è così vasto e  così pieno di stelle potenzialmente abitabili, dove sono tutti? Nessun segnale, nessuna traccia, nessun contatto e nessun visitatore. Questo cortocircuito tra la vastità del cosmo e il silenzio assoluto che lo accompagna prende il nome di Paradosso di Fermi, e nel corso dei decenni ha accumulato decine di possibili risposte, dalla più banale (siamo soli e quindi niente alieni) alla più cinematografica (qualcuno ci nasconde qualcosa).

Nel 2017, tre ricercatori, Anders Sandberg e Stuart Armstrong del Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford, e Milan Ćirković dell’Osservatorio Astronomico di Belgrado, ne hanno proposta una che ha una sua logica interna. Va detto subito: è una proposta teorica, non una prova osservativa, pur reggendo dal punto di vista matematico.

Alieni, paradosso di Fermi

La termodinamica come strategia cosmica

L’ipotesi, pubblicata su arXiv nel 2017 con un titolo che cita direttamente Lovecraft (“That is not dead which can eternal lie”, ovvero “Ciò che non è morto può attendere in eterno”), parte da un principio fisico ben stabilito noto come Principio di Landauer: il costo computazionale di qualsiasi calcolo è proporzionale alla temperatura dell’ambiente, esattamente come un computer o una console che lavorano meglio quando non si surriscaldano.

L’universo oggi ha una temperatura media di circa 2,7 Kelvin sopra lo zero assoluto, ma continua a raffreddarsi con la sua espansione. Tra miliardi e miliardi di anni sarà molto più freddo. Sandberg, Armstrong e Ćirković calcolano che aspettare fino ad allora prima di usare le proprie riserve energetiche potrebbe garantire circa 10¹³ operazioni computazionali in più rispetto a bruciarle subito, un vantaggio talmente enorme da rendere ipotizzabile per una civiltà sufficientemente avanzata, la scelta di espandersi rapidamente per accumulare risorse e poi attendere in una specie di “ibernazione cosmica”.

La fase di espansione sarebbe breve rispetto alle scale temporali cosmiche, e la civiltà dormiente (e quindi gli alieni) con tutta la sua infrastruttura risulterebbe invisibile per qualsiasi osservatore esterno, compresi noi.

Il dibattito sugli alieni è aperto

Nel 2019, Charles H. Bennett dell’IBM, Robin Hanson e C. Jess Riedel hanno pubblicato su Foundations of Physics una tesi contraddittoria, sostenendo che il ragionamento di Sandberg e colleghi si basa su un’ipotesi infondata: l’universo attuale contiene già vasti serbatoi di bassa entropia utilizzabili senza aspettare il raffreddamento cosmico, il che toglierebbe l’incentivo termodinamico all’ibernazione. Sandberg ha risposto che il dibattito è ancora aperto.

Alieni NASA

La teoria non è dimostrata e richiede ipotesi molto forti sul comportamento di civiltà (e dunque gli alieni) che non abbiamo mai osservato. Il silenzio però, per ora, resta l’unica nostra certezza.

Fonti consultate: