Un’anomalia al sistema di elio dello stadio ICPS costringe la NASA a rinviare Artemis II e riportare l’SLS nel VAB

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Ci sono problemi che, nella storia dell’astronautica, tornano ciclicamente. Non perché siano banali, ma perché sono subdoli, difficili da eliminare del tutto. L’elio, gas inerte e apparentemente innocuo, è uno di questi. Ed è proprio l’elio ad aver fermato Artemis II, costringendo la NASA a prendere una decisione drastica ma inevitabile: riportare il razzo Space Launch System all’interno del Vehicle Assembly Building e dire addio alla finestra di lancio di marzo.

L'SLS nel VAB. Credito: NASA
L’SLS nel VAB. Credito: NASA

Quando tutto sembrava andare bene per Artemis II

Fino a pochi giorni prima, nulla lasciava presagire un nuovo stop. Le due prove generali di rifornimento, WDR1 e WDR2, si erano svolte senza anomalie significative. I serbatoi erano stati caricati, svuotati, pressurizzati secondo procedura. Tutto nominale. Poi, la sera successiva, durante una normale operazione di ripressurizzazione, qualcosa si inceppa: l’elio non fluisce più correttamente attraverso il veicolo. Un problema che, sulla carta, potrebbe sembrare marginale. Nella realtà, è esattamente l’opposto.

Perché l’elio è vitale

Nell’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), lo stadio superiore dell’SLS, l’elio svolge tre funzioni essenziali:

  • spurga i motori,
  • mantiene la pressione nei serbatoi di idrogeno liquido e ossigeno liquido,
  • preserva l’integrità strutturale dei serbatoi quando questi vengono svuotati.

Senza pressione interna, un grande serbatoio criogenico non “regge” la pressione esterna.
Il paragone più semplice è quello di una bottiglia di plastica: versi il liquido senza far entrare aria e la bottiglia si accartoccia su sé stessa. Su un razzo alto decine di metri, il rischio è tutt’altro che teorico. Per questo la NASA ha immediatamente messo Artemis II in configurazione protetta: i motori vengono mantenuti in sicurezza tramite spurgo da terra, invece che tramite l’elio a bordo: una soluzione temporanea.

L'ICPS durante l'allestimento nel VAB. Credito: NASA
L’ICPS durante l’allestimento nel VAB. Credito: NASA

Un problema già visto

Il dettaglio più inquietante è che non si tratta di un problema nuovo. Un’anomalia molto simile era stata osservata anche durante Artemis I. Allora il responsabile era stato individuato in una valvola di ritegno difettosa del sistema di elio. Per Artemis II erano state introdotte modifiche specifiche proprio per evitare una ricorrenza. Eppure, il sintomo è tornato.

Le ipotesi sul tavolo

La NASA sta valutando diverse possibili cause:

  • un filtro finale tra il sistema di terra e quello di volo, nel cavo ombelicale (ipotesi considerata meno probabile),
  • un’interfaccia ombelicale QD difettosa, già nota per problemi analoghi,
  • una valvola di ritegno a bordo guasta, scenario coerente con quanto accaduto su Artemis I.

Qualunque sia la causa reale, c’è un punto fermo: tutti questi componenti sono accessibili solo nel VAB. Da qui la decisione di avviare il rollback del razzo dalla rampa. Marzo, a questo punto, è definitivamente fuori gioco.

Schema del lanciatore SLS che sarà utilizzato per Artemis II. Credito: NASA
Schema del lanciatore SLS. Credito: NASA

L’ironia dell’elio (e di Boeing)

C’è infine un’ironica coincidenza che non può passare inosservata. Solo pochi giorni prima, la NASA aveva parlato apertamente dei problemi riscontrati sulla navicella CST-100 Starliner, anche lì legati — guarda caso — al sistema di elio. Starliner è costruita da Boeing. E l’ICPS dell’SLS? Realizzato da Boeing insieme a United Launch Alliance. Stesso gas, sistemi diversi, stessi nomi industriali che ritornano. Coincidenze, forse. Ma sono coincidenze che iniziano ad avere un peso specifico sempre maggiore.

Cosa succede ora per Artemis II

Il ritorno dell’SLS nel VAB significa settimane di ispezioni, test, possibili sostituzioni hardware e una nuova campagna di rifornimento completa. Ancora una volta, la NASA ribadisce che la sicurezza dell’equipaggio viene prima di tutto. Ma il conto, in termini di tempo, complessità e fiducia nella maturità del sistema, continua a salire. E Artemis II, missione simbolo del ritorno umano verso la Luna, resta ferma… per colpa di un gas che, da decenni, non smette di ricordare quanto lo spazio sappia essere implacabile nei dettagli.

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