Gli scienziati hanno trovato misteriose incisioni su antichi manufatti umani realizzati tra 50.000 e 100.000 anni fa. Ecco cosa sappiamo.

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Secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della Scuola Ebraica di Gerusalemme, ci sarebbero delle “incisioni intenzionali” su antichi manufatti umani realizzati tra 50.000 e 100.000 anni fa. I reperti sono stati rinvenuti nella regione del Levante, che oggi comprende la striscia di terra tra Africa ed Eurasia. In effetti è stato proprio lì che abbiamo iniziato a migliorare la nostra fabbricazione di utensili, una volta che i nostri antenati si spostarono dall’Africa. Questi utensili, però, potrebbero aver avuto più di una funzione. Lo studio è stato pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences.

I dettagli dello studio

Questi manufatti sono stati trovati nella grotta di Manot, insieme ad altri reperti risalenti al Paleolitico medio. Crediti: Goder-Goldberger et al., Archaeological and Anthropological Sciences, 2025.

Al microscopio, i ricercatori hanno scoperto che alcuni utensili in pietra contengono chiari disegni geometrici. Le linee non sono semplici segni di taglio, come in precedenza si era ipotizzato. Avrebbero anzi richiesto intenzione, pianificazione ed esecuzione. Le linee geometriche degli utensili in pietra sono raggruppate in determinate “aree di interesse” e alcune sono sezionate mediante rimozione di schegge, il che suggerisce che siano state incise prima della fase finale di scheggiatura e non dopo che l’utensile era in uso.

Le conclusioni degli scienziati

Sulla base delle somiglianze tra i manufatti in pietra, i ricercatori pensano che le loro decorazioni siano state prodotte da “utensili dai bordi affilati e non ritoccati, applicando un singolo tratto per incisione”. Questa tecnica suggerisce “intento e creatività”. Se così fosse, qualcosa di diverso dalla semplice sopravvivenza potrebbe aver guidato la costruzione di questi utensili in pietra. “La metodologia da noi impiegata non solo evidenzia la natura intenzionale di queste incisioni”, ha spiegato l’archeologo João Marreiros del Centro Leibniz in Germania, “ma fornisce anche per la prima volta un quadro comparativo per lo studio di reperti simili, arricchendo la nostra comprensione delle società del Paleolitico medio”.

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