Le nubi del pianeta Venere girano intorno al pianeta circa 60 volte più velocemente di quanto ruoti il pianeta stesso.

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Ogni tanto arriva una ricerca che non riguarda tanto una scoperta, quanto un errore che non sapevamo di commettere. Questo è uno di quei casi, e riguarda uno dei nostri vicini planetari più prossimi. Venere impiega 243 giorni terrestri per compiere una rotazione completa sul proprio asse: una delle rotazioni più lente di tutto il Sistema Solare. Ma se ci si limitasse a osservare le sue nubi, si arriverebbe a una conclusione completamente diversa. L’atmosfera superiore di Venere corre intorno al pianeta in appena quattro giorni, un fenomeno che gli astronomi chiamano super-rotazione, che fa apparire il pianeta come se girasse circa sessanta volte più velocemente di quanto faccia realmente. Osservare lo strato sbagliato, misurare la cosa sbagliata, porta a un risultato errato di quasi due ordini di grandezza.

esopianeti tipo Venere
Elaborato utilizzando immagini filtrate a raggi ultravioletti (365nm e 283nm) di Venere scattate da Akatsuki il 23 dicembre 2016. Credit: JAXA/ISAS/DARTS/Kevin M. Gill via Wikipedia

Perché la rotazione del pianeta Venere conta così tanto

Questo è l’avvertimento al centro di un nuovo studio firmato da Stephen Kane, dell’Università della California a Riverside, e la sua importanza va ben oltre la semplice curiosità per il pianeta a noi più vicino. La rotazione non è un dettaglio marginale nella scienza planetaria: è un elemento fondativo. La velocità con cui un mondo gira governa il modo in cui il calore stellare viene ridistribuito, come si formano i sistemi meteorologici, come oceani e atmosfere interagiscono tra loro. Sbagliare la stima della velocità di rotazione significa che ogni modello climatico costruito su quella base eredita l’errore.

Il problema (e la soluzione proposta) per gli esopianeti

Il problema è che, per i pianeti che orbitano attorno ad altre stelle, non possiamo osservare direttamente una superficie solida che ruota, come invece si può fare con Marte. La maggior parte degli esopianeti è visibile solo attraverso le proprie atmosfere, il che significa che spesso gli astronomi misurano il vento, non la rotazione, scambiando l’uno per l’altra. Lo studio di Kane non si limita a diagnosticare il problema: propone anche una soluzione. Osservando lo stesso pianeta su più lunghezze d’onda, incluso l’infrarosso, è possibile sondare più in profondità nell’atmosfera dove, almeno su Venere, la velocità dei venti diminuisce man mano che ci si avvicina alla superficie. Sommando misurazioni a diverse profondità, si può iniziare a ricostruire il comportamento reale del pianeta sottostante, anziché limitarsi a osservare cosa fa il suo clima.

Perché arriva proprio ora?

Il motivo per cui questa ricerca non resterà una semplice nota tecnica ha a che fare con i tempi. La missione PLATO dell’Agenzia Spaziale Europea è prevista per il lancio nel marzo 2027 e, in uno studio complementare, Kane e i suoi colleghi prevedono che scoprirà diverse centinaia di mondi simili a Venere. Non è un numero da poco in questo campo: è una vera e propria manna. Per la prima volta, gli scienziati avranno a disposizione una popolazione consistente di “esopianeti-Venere” da confrontare con l’originale, invece di un unico, frustrante dato isolato.

La domanda da decenni senza risposta

Questo confronto potrebbe finalmente iniziare a rispondere a una domanda che tormenta i planetologi da decenni: perché Venere, un mondo costruito grosso modo con le stesse dimensioni e la stessa “ricetta” della Terra, è diventato un inferno rovente capace di fondere il piombo, mentre la Terra ha conservato i propri oceani e un clima temperato? Se la maggior parte di questi esopianeti-Venere risulterà avere una rotazione lenta come Venere stessa, sarà un forte indizio che una rotazione pigra è davvero un ingrediente della ricetta per un effetto serra fuori controllo. Se invece le loro velocità di rotazione risulteranno molto variabili, la ricerca dovrà orientarsi altrove.

Venere
Una visione globale di Venere basata su immagini radar, creata a partire dai dati della sonda Magellan. I falsi colori si basano sulle immagini inviate dai lander sovietici Venera 13 e 14. Credit: NASA/JPL

Una lezione anche per la Terra

La rotazione della Terra, che compie un giro ogni 24 ore, sta silenziosamente svolgendo un enorme lavoro climatico: sposta l’energia solare, alimenta la circolazione atmosferica e oceanica che mantiene il pianeta abitabile. Mentre continuiamo a cercare mondi potenzialmente abitabili altrove, questo studio è un promemoria importante: bisogna verificare che il numero che chiamiamo “giorno” su un pianeta lontano sia davvero un giorno, e non semplicemente il risultato di un’atmosfera con un’opinione molto veloce sulle cose.

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