Isolati quattro ceppi di batteri sulla stazione spaziale internazionale (ISS) tre dei quali appartengono ad una nuova specie

La Stazione Spaziale Interazionale, quell’ enorme palazzo celeste ipertecnologico, all’avanguardia, dove ogni cosa è calcolata al dettaglio…o forse no? Nessuno immagina questo vanto dell’umanità come un luogo “sporco” dove trovarci microbi di ogni tipo. Figuriamoci se sconosciuti! La realtà, però come spesso accade, è ben lontana dalla fantasia e anche sulla ISS(Stazione spaziale Internazionale) ci sono spesso ospiti “indesiderati”. In uno studio pubblicato il 15 Marzo 2021 sulla rivista “Frontiers in Microbiology, il team di ricerca guidato da Swati Bijani, University of South California, è riuscito infatti a isolare ed indentificare ben quattro ceppi di batteri che sono cresciuti indisturbati in diversi luoghi della ISS . I ricercatori sono giunti alla conclusione che tre di questi appartengono ad una specie del tutto nuova!

Advertisement
Banner Plus

Batteri sulla ISS come è possibile?

Sebbene sia difficile anche solo da immaginare, la presenza di batteri, funghi ed altri microbi “liberi” a bordo della ISS è cosa assai comune e questo perché, nel corso degli anni, diversi esperimenti come la coltivazione di svariate tipologie di piante hanno favorito la proliferazione di microrganismi ad esse associate che, differentemente dall’Uomo, hanno la capacità strabiliante di adattarsi a condizioni proibitive, microgravità compresa. Nello specifico le quattro colonie oggetto dello studio sono state isolate fra il 2015 ed il 2016 in altrettanti differenti luoghi, rispettivamente: il portellone della cupola, da dove gli astronauti sono soliti scattare foto mozzafiato alla Terra, il tavolo da pranzo usato però anche come banco di lavoro per esperimenti, un vecchio filtro HEPA (high-efficiency particulate arrestance) e sulla superficie del pannello sopraelevato numero 3 del modulo di ricerca.

DA SINISTRA A DESTRA LA CONFIGURAZIONE DELLA ISS E LA CUPOLA. Credit:NASA

Identikit batterico

Quello che è emerso da una prima analisi è che tutte e quattro le colonie raccolte ed isolate appartenevano alla famiglia delle Methylobacteriaceae e più nello specifico al genere Methylobacterium, il quale comprende differenti specie di batteri gram-negativi e di forma bastoncellare, che abitano tutti gli ambienti dall’acqua dolce, all’aria passando per il suolo e spesso si trovano associati ai tessuti delle piante. Questa tipologia di batteri, inoltre, è coinvolta nei processi di fissazione dell’azoto, nel preservare le piante dagli stress ambientali e dall’attacco dei patogeni, favorendo inoltre i processi di crescita delle stesse. Tuttavia gli scienziati, persone notoriamente curiose e che amano complicarsi la vita, hanno approfondito lo studio e mediante diversi metodi di indagine ( reazione a catena della polimerasi, sequenziamento, analisi filogenetiche, analisi chemiotassonomica ed altre ancora) sono riusciti a capire che uno dei ceppi isolati apparteneva alla specie nota come Methylorubrum rhodesianum, mentre gli altri tre presentavano geni simili ma non uguali ad altre specie conosciute arrivando così a capire che si trattava di una nuova specie batterica!

Un nuovo simpatico esserino

La nuova specie identificata, che il team ha proposto di chiamare Methylobacterium ajmalii, in onore di Ajmal Khan, noto Scienziato delle biodiversità, sembra essere davvero interessante. In primis è un batterio Gram negativo (questo è un modo di classificare i batteri basato sul differente colore che essi mostrano se sottoposti alla colorazione di Gram), capace di muoversi grazie a dei flagelli (strutture simili a lunghi peli), aerobio e di forma bastoncellare. Crescono a temperature comprese fra 25 e 30°C (ideale a 30°C) e ad un pH compreso fra 6 e 8. Fenotipicamente sono molto simili, ma non uguali, a M. aquaticum e M. terrae. Ma ciò che li rende davvero speciali è la presenza di diversi geni che codificano per enzimi capaci di favorire la crescita delle piante anche in condizioni avverse. Questa scoperta apre la strada ad un potenziale utilizzo di questi microrganismi nella coltivazione di piante in condizioni avverse, sia che queste si presentino sulla ISS sia che si presentino sulla Terra e, perché no, magari anche su Marte.

CREDITS: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmicb.2021.639396/full

Passione Astronomia consiglia...
  • Periodo di prova gratuito ad Amazon Kindle Unlimited grazie a Passione Astronomia clicca qui
  • Lo store astronomico clicca qui