La massa della calotta esercita una forza di gravità che trattiene l’acqua vicino. Quando il ghiaccio fonde e perde peso, l’oceano si allontana verso altri continenti
Mentre il resto del mondo si prepara a vedere le proprie coste sommerse a causa del riscaldamento globale (quasi la metà delle spiagge a livello globale potrebbe sparire già entro il 2050, con danni peggiori e irreversibili entro il 2100), in Groenlandia sta succedendo l’esatto opposto. I satelliti del programma Copernicus stanno documentando uno dei fenomeni più controintuitivi della fisica del nostro pianeta: man mano che la calotta si scioglie, il livello del mare attorno all’isola non sale, al contrario, scende.
Il motivo? La massa del ghiaccio groenlandese è così grande da esercitare una forza di gravità propria che “trattiene” l’acqua oceanica vicino alle sue coste. Quando quella massa fonde e scompare, l’oceano si allontana, ridistribuendosi verso latitudini più basse. È un effetto già calcolato dal geofisico di Harvard Jerry Mitrovica e ora monitorato costantemente dallo spazio.
Cosa mostrano davvero le immagini di Sentinel-2 della Groenlandia
L’immagine scattata il 5 gennaio dal satellite Sentinel-2 cattura la Groenlandia orientale in un momento cruciale. Quei picchi di roccia scura che bucano il bianco della calotta non sono solo dettagli del paesaggio: in lingua inuit si chiamano Nunatak, che tradotto, significa “picco isolato”, parliamo di porzioni di roccia non ricoperte da neve o ghiaccio.
Queste cime hanno un ruolo fondamentale, agiscono infatti come piloni naturali che “frenano” e incanalano la discesa dei ghiacciai verso il mare. Senza di loro, la calotta scivolerebbe in acqua a velocità davvero molto maggiore. Tenere d’occhio i Nunatak è di fondamentale importanza: man mano che emergono sempre più dal ghiaccio, funzionano come un righello naturale che ci dice quanto velocemente si sta assottigliando la copertura nevosa.

Il magnete di ghiaccio che perde forza
Il fenomeno gravitazionale funziona in questo modo: la calotta della Groenlandia è come un gigantesco magnete fatto di ghiaccio che attira l’acqua dell’oceano verso le sue coste, mantenendo il livello del mare locale più alto rispetto al resto del pianeta.
Quando il ghiaccio fonde, perde massa, questo “magnete” si indebolisce e la sua presa sull’acqua cede. L’oceano, non più trattenuto con la stessa forza, scappa via dall’isola per ridistribuirsi nel resto del mondo.
I calcoli pubblicati su Science sono chiari (quanto impressionanti): se la Groenlandia perdesse tutto il suo ghiaccio, il livello del mare globale salirebbe di 7 metri (sommergendo coste da Miami a Venezia), ma, paradossalmente, nel raggio di 2.000 km dall’isola il mare scenderebbe, facendo emergere nuove terre lungo le coste groenlandesi.
Perché abbiamo bisogno dei satelliti?
Studiare questi processi sul campo è purtroppo sempre più complicato. Il clima estremo dell’Artico e i costi logistici elevati, rendono le missioni a terra difficili da sostenere con continuità. Per questo i satelliti Copernicus, che sorvolano i Nunatak ogni 5 giorni, servendosi della precisione di Sentinel-2, sono ad oggi diventati indispensabili. Ci permettono di mappare l’evoluzione della calotta e confermare come il cambiamento della geografia delle coste sia già in atto, preparandoci ad un mondo dove l’acqua non si comporterà come ci aspetteremmo.
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