CK Vulpeculae è in realtà oltre cinque volte più lontana di quanto si pensasse. Ciò significa che anche l’esplosione è stata molto più potente, fino a 25 volte più energica

Nel giugno del 1670, quasi esattamente 350 anni fa, l’astronomo francese Voituret Anthelme osservò una “nuova” stella nel cielo. Nella costellazione boreale della Volpetta, un punto di luce fu improvvisamente molto luminoso prima di svanire gradualmente alla vista ad occhio nudo più di un anno dopo. L’evento fu classificato come nova (il risultato del bruciamento esplosivo dell’idrogeno accumulato sulla superficie di una nana bianca da una compagna meno evoluta, causando l’espulsione degli strati piu’ esterni della nana bianca) e negli ultimi anni gli astronomi hanno lavorato per scoprire cosa l’avesse causato.

Secondo le osservazioni effettuate con l’Osservatorio Gemini, la stella, CK Vulpeculae, è in realtà cinque volte più lontana di quanto si pensasse. Ciò significa che anche l’esplosione è stata molto più potente fino a 25 volte più energica. E anche la nube di materiale incandescente espulso che la circonda si sta espandendo nello spazio a una velocità molto più rapida.

CK Vulpeculae
CK Vulpeculae ripresa da ALMA. Credit: ESO

Una collisione tra due stelle?

Dal 2015, gli astronomi hanno pensato alla possibilità che la nova CK Vulpeculae fosse il risultato della collisione di due stelle. Il primo indizio, discusso da Tomasz Kamiński dell’ESO e dal Max Planck Institute for Radio Astronomy in Germania, è stato la massa insolitamente alta e la composizione chimica del gas che circonda la stella. Kamiński e collaboratori interpretarono questi dati come inconsistenti e impossibili da conciliare con una nova, concludendo che le caratteristiche di CK Vulpeculae potessero essere spiegate molto meglio se a generarla fosse stata la fusione violenta di due stelle.

Nova Cygni 1992
Nell’immagine Nova Cygni 1992. Credit: NASA

Ma nel 2018 un altro team, guidato dall’astronomo Stewart Eyres dell’Università del New South Wales in Australia, esamino’ la composizione chimica della nebulosa CK Vulpeculae utilizzando le antenne di ALMA, trovando molecole che non sarebbero potute sopravvivere a una collisione tra due stelle, ne’ di sequenza principale ne’ giganti. Suggerirono quindi un evento diverso: una collisione tra una stella nana bianca e una nana bruna.

Osservazione dell’intera nebulosa

Fu cosi’ che un team internazionale di astronomi, co-guidato da Dipankar Banerjee del Physical Research Laboratory in India, Tom Geballe del Gemini Observatory e Nye Evans della Keele University nel Regno Unito ha utilizzato lo spettroscopio nel vicino infrarosso del Gemini North per ottenere dati migliori, osservando l’intera nebulosa nell’infrarosso. Fu allora che le cose iniziarono a sembrare un po’ strane. In particolare, i bordi esterni della nebulosa CK Vulpeculae mostravano uno spostamento verso il rosso e verso il blu, l’apparentemente allungamento o accorciamento delle lunghezze d’onda della luce mentre viaggia lontano da o verso lo spettatore. Questi cambiamenti risultarono molto più pronunciati del previsto, suggerendo che la nuvola di materiale si stava espandendo molto più velocemente delle misurazioni precedenti (parliamo di oltre 7 milioni di chilometri all’ora).

Il Gemini North
Il Gemini North. Credit: Gemini Observatory/AURA/NSF

Più grande e più lontano

Ciò significa che l’oggetto è più grande di quanto pensassimo. Il team ha studiato attentamente la velocità della nebulosa, il tasso di espansione e la posizione nel cielo ed hanno stabilito che l’oggetto si trova a circa 10.000 anni luce di distanza. È molto più lontano rispetto ai calcoli precedenti che lo posizionavano a circa 1.630 anni luce di distanza. Questo significa che la nova è stata circa 25 volte più energica rispetto alle stime precedenti, più di quanto una nova sia in grado di produrre. Allora cosa ha prodotto l’esplosione?

In termini di energia rilasciata, la nostra scoperta colloca CK Vulpeculae all’incirca a metà strada tra una nova e una supernova“, ha detto Evans . “È uno dei pochissimi oggetti di questo tipo nella Via Lattea e la causa, o le cause, delle esplosioni di questa classe intermedia di oggetti rimangono sconosciute“. Ogni ipotesi riguardo l’evento all’origine di CK Vulpeculae deve infatti essere in grado di spiegare allo stesso tempo un gran numero di evidenze osservative, includendo l’alta luminosita’ di picco al momento dell’esplosione, l’alta velocita’ di espansione, la formazione di polveri, delle molecole osservate e dei “jets” che ne hanno scolpito la forma odierna. In conclusione, per comprendere le origini di CK Vulpeculae saranno necessari ulteriori studi… pazientiamo con fiducia!

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