Il 21 gennaio scorso, in Patagonia, una fototrappola utilizzata per monitorare la fauna selvatica ha scattato tre foto che mostrano luci che si muovono verso il basso.
Il 21 gennaio scorso, nel silenzio e nell’oscurità della Patagonia cilena, una fototrappola utilizzata per monitorare la fauna selvatica ha scattato tre fotografie che mostrano luci intense che si muovono verso il basso. “A quanto pare, queste luci si avvicinano e rimangono davanti alla telecamera, abbagliandola, con un movimento che sembra discendente” ha spiegato il biologo Alejandro Kusch. È uno dei responsabili del progetto Public Baseline, che utilizza 65 fototrappole distribuite tra la Patagonia continentale e la Terra del Fuoco, all’estremità meridionale del Cile, per registrare gli animali terrestri, in particolare i felini. Dall’inizio del progetto, nel novembre 2023, sono state raccolte almeno 365.000 immagini e video; tuttavia, solo queste tre fotografie mostrano questo fenomeno.
Di che si tratta?

Le possibili spiegazioni spaziano da un aracnide che si avvicinava molto all’obiettivo della fotocamera a quella di un “plasmoide”, una forma di plasma di breve durata raramente osservata in natura che potrebbe essere alla base di fenomeni come i fulmini globulari. Tuttavia, per ora non c’è una spiegazione definitiva. Un’altra possibilità è che le luci siano fenomeni aerei non identificati (UAP), provenienti da un eventuale oggetto volante. Generalmente, la scarsa qualità dei dati implica che la maggior parte degli avvistamenti di UAP non possa essere confermata o spiegata, ma le spiegazioni più comuni includono droni spia stranieri, uccelli o palloni meteorologici.
La spiegazione scientifica
Secondo Freddy Alexis, divulgatore scientifico locale, la luce primaria potrebbe essere un plasmoide, ovvero una bolla di gas ionizzato incandescente confinata dal campo magnetico terrestre locale, che può rimanere stabile per alcuni secondi. L’esempio atmosferico più noto è il fulmine globulare, solitamente associato ai temporali. Ma è qui che la sua spiegazione si scontra con un muro. “Era estate, con 8 gradi Celsius, e non c’erano temporali”, ha spiegato a Live Science. “Non c’erano le condizioni atmosferiche per un temporale, quindi è molto improbabile che si siano formati fulmini globulari”. Nel frattempo il mistero rimane e così gli scienziati e gli appassionati di fenomeni aerei anomali stanno lavorando insieme per comprenderlo.
Per saperne di più:
- Leggi l’articolo originale su Live Science.
