Il rover Curiosity della NASA scopre su Marte misteriose rocce simili a scaglie di drago: una scoperta sorprendente che entusiasma gli scienziati e potrebbe svelare nuovi segreti sul passato del pianeta rosso.
Durante il suo tragitto verso il cratere Antofagasta, il rover Curiosity della NASA ha individuato una peculiare configurazione superficiale caratterizzata da una tessitura rocciosa insolita. Le immagini acquisite mostrano un pattern costituito da strutture poligonali interconnesse, che ricordano una disposizione a “nido d’ape”. Questa morfologia, pur evocando visivamente superfici biologiche o rettiliane, è riconducibile a processi geologici e sedimentari.

Osservazioni strumentali
Secondo quanto riportato dalla scienziata Abigail Fraeman del Jet Propulsion Laboratory, tali strutture sono state rilevate in grande quantità grazie ai mosaici ad alta risoluzione della strumentazione Mastcam. L’estensione delle formazioni appare significativa, coprendo porzioni di terreno per diversi metri.
Formazioni poligonali di questo tipo sono già note nella geologia marziana e terrestre, spesso associate a fenomeni di contrazione e disseccamento di sedimenti fini. Tuttavia, la loro elevata densità e continuità spaziale osservata in questa regione suggerisce condizioni ambientali passate particolarmente favorevoli alla loro formazione.
L’analisi di queste strutture potrebbe fornire informazioni rilevanti sui processi paleoambientali di Marte, inclusi cicli di umidità e variazioni climatiche. La scoperta contribuisce quindi a migliorare la comprensione dell’evoluzione geologica del pianeta rosso. Data la recente acquisizione dei dati, l’interpretazione dei pattern osservati è ancora preliminare e richiederà ulteriori analisi per determinarne con precisione origine e dinamiche di formazione.
Pattern poligonali sulla Terra
Sulla Terra, le strutture poligonali superficiali sono fenomeni ben documentati in diversi ambienti geologici. Esse si formano tipicamente a seguito di cicli ripetuti di espansione e contrazione del suolo, spesso associati a:
- processi di essiccazione dopo saturazione idrica
- cicli di gelo-disgelo in ambienti periglaciali
Un esempio significativo si osserva nelle regioni dell’Antartide, dove il congelamento dell’acqua interstiziale nel suolo genera tensioni meccaniche che producono reticoli di fratture poligonali.

Meccanismi di formazione
I principali processi responsabili della formazione di pattern poligonali includono:
- essiccazione del sedimento: la perdita di acqua provoca contrazione volumetrica e conseguente fratturazione,
- espansione del ghiaccio: nei terreni gelati, l’acqua congelata aumenta di volume, inducendo stress e crepe,
- cicli termici: variazioni di temperatura contribuiscono alla propagazione delle fratture.
Questi meccanismi producono strutture superficiali geometriche relativamente regolari, spesso a forma di poligoni.
Rarità su Marte
Su Marte, la presenza di crepe da essiccazione è notevolmente meno comune rispetto alla Terra: ciò è dovuto principalmente alla perdita precoce di acqua liquida superficiale nella storia geologica del pianeta. Una delle prime evidenze di tali strutture è stata identificata nel Cratere Gale dal rover Curiosity, meno di un decennio fa. Questa scoperta ha fornito importanti indicazioni sull’esistenza passata di ambienti umidi e potenzialmente abitabili.

Implicazioni scientifiche
L’osservazione di nuovi pattern poligonali su Marte potrebbe indicare:
- episodi locali o temporanei di presenza d’acqua,
- processi criogenici attivi o passati,
- dinamiche sedimentarie complesse ancora non completamente comprese.
Ulteriori studi saranno fondamentali per chiarire se tali strutture siano analoghe ai fenomeni terrestri o rappresentino processi unici dell’ambiente marziano.
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