Risposta breve: c’entrano l’aumento delle temperature e il cambiamento climatico.

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In queste ore l’Emilia-Romagna (e gran parte del Centro-Nord Italia) è letteralmente sott’acqua. È la quinta alluvione che colpisce la regione’Emilia-Romagna dal 2014 e la quarta da maggio 2023. In molti vi starete chiedendo perché, in particolare da due anni a questa parte, questi eventi estremi avvengono sempre negli stessi posti. Proviamo ad analizzare insieme la situazione.

Ricapitoliamo le alluvioni degli ultimi due anni: il 3-4 maggio 2023, il 16-17 maggio 2023, il 18-19 settembre 2024 e, più recentemente, ottobre 2024. Una serie di eventi meteorologici estremi che ha lasciato il segno su un territorio già fragile, con danni ingenti a città, campagne e centri abitati.

Cosa ha scatenato le ultime alluvioni

L’alluvione a Sasso Marconi (BO) nel 2024. Crediti. Wikimedia Commons

Uno dei fattori chiave che ha scatenato l’alluvione di settembre 2024 è stata una depressione chiamata Boris. Partita come un normale sistema di bassa pressione, si è trasformata in un potente ciclone extratropicale dopo l’incontro con aria molto fredda proveniente dal Mare del Nord. A complicare ulteriormente le cose, le temperature delle acque del Mediterraneo erano di 3-4 gradi più alte del normale, rilasciando enormi quantità di energia sotto forma di calore e alimentando così la potenza del ciclone. Quando Boris si è spostato verso l’Europa orientale, ha trovato temperature atmosferiche più alte della media, aggravando la situazione in Paesi come Repubblica Ceca, Romania e Ungheria, e causando danni significativi anche in Emilia Romagna.

Le province di Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena sono state le più colpite, con evacuazioni in alcuni centri abitati. La piccola frazione di Traversara, a Bagnacavallo, è stata praticamente spazzata via dall’esondazione del fiume Lamone. Anche le campagne circostanti hanno subito pesanti perdite, con campi e frutteti devastati dalle piene dei fiumi, coperti di fango e detriti.

La risposta sta nei cambiamenti climatici

Ma cosa sta accadendo esattamente? Perché questi eventi meteorologici sono così frequenti e distruttivi? La risposta sta nei cambiamenti climatici. Le perturbazioni non sono cambiate nella loro essenza, ma l’atmosfera è diventata un ambiente più carico di energia a causa delle temperature in aumento, che forniscono alle depressioni una maggiore intensità. Fino a pochi anni fa, eventi di questo tipo in autunno sarebbero stati gestibili, poiché l’autunno è storicamente la stagione più piovosa in Emilia Romagna. Oggi, tuttavia, il territorio sta ancora cercando di riprendersi dalle precedenti alluvioni, e i lavori di ripristino, pur numerosi, non sono stati sufficienti.

Maggio 2023 è stato segnato da piogge abbondanti e continue per 36 ore, causando inondazioni devastanti. L’alluvione di settembre 2024, invece, si è distinta per la sua intensità. A Casola Valsenio, durante i due eventi alluvionali del maggio 2023 erano caduti circa 450 millimetri di pioggia, mentre a settembre ne sono caduti 340 millimetri in pochissimo tempo. In precedenza, in quella stessa area erano già caduti 90 millimetri, saturando completamente il suolo. Questo ha portato a un’alluvione lampo, con precipitazioni che hanno generato un evento estremo in sole sei ore.

Gli agricoltori locali hanno raccontato di aver visto il livello dell’acqua salire e poi scendere in meno di un’ora, ma con una potenza tale da distruggere interi campi e frutteti. Con settembre 2024 si è registrato il terzo evento meteorologico estremo in soli due anni, e in 16 mesi sono stati battuti ben tre record storici di precipitazioni in Romagna.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è senza dubbio una delle principali cause di questi eventi estremi. L’estate del 2024 è stata la terza più calda mai registrata, preceduta solo da quelle del 2022 e del 2003. Quando le estati sono così torride, i mari assorbono grandi quantità di calore, che rilasciano più lentamente, fornendo energia aggiuntiva alle perturbazioni.

Sebbene l’alluvione del maggio 2023 si sia verificata in primavera, quando la temperatura del mare era nella norma, le zone dove si sono sviluppate le perturbazioni, come la Spagna e le aree equatoriali dell’Africa, registravano temperature anomale. Nel caso dell’alluvione di settembre 2024, l’energia è stata fornita dal caldissimo Adriatico, a chilometro zero.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro

I meteorologi spiegano che, con il cambiamento climatico, eventi meteorologici estremi diventeranno sempre più comuni. L’atmosfera riscaldata accelera il ciclo dell’acqua, aumentando l’evaporazione e rendendo le precipitazioni più intense e violente. Il risultato è che fenomeni che un tempo richiedevano giorni per svilupparsi, oggi possono causare inondazioni in poche ore.

La soluzione? Interventi strutturali e misure preventive per rendere il territorio più resiliente, altrimenti ogni forte pioggia rischia di ripetere il disastro. Servono risorse economiche significative e una volontà comune di affrontare insieme la sfida. Il rischio idrogeologico ormai interessa tutta l’Italia, con l’area padana in particolare sempre più vulnerabile. Bisogna agire ora, perché i cambiamenti climatici e la fragilità del territorio non fanno altro che amplificare gli estremi a cui dovremo abituarci.

Per saperne di più:

  • Segui la diretta sulla situazione del maltempo in Emilia-Romagna su Il Messaggero.