La sonda New Horizons ha rilevato dell’ammoniaca mescolata a ghiaccio d’acqua intorno al cratere Kiladze: è un supervulcano e avrebbe eruttato ghiaccio sulla superficie di Plutone

Kiladze è stato originariamente identificato come un cratere grazie alle immagini catturate dalla missione New Horizons della NASA. Ma dopo aver dato una seconda occhiata ai dati di New Horizons, gli scienziati ora credono che la caldera di Kiladze su Plutone abbia eruttato ghiaccio più volte nel corso della sua storia.

Advertisement
La zonda del cratere Kiladze su Plutone. Credit: NASA

Cos’è un criovulcano

I criovulcani sono letteralmente dei vulcani di ghiaccio. I fenomeni di natura criovulcanica prevedono l’eruzione di acqua, ammoniaca o composti del metano, invece della lava che caratterizza il vulcanismo dei pianeti terrestri. Ce ne sono diversi nel nostro sistema solare, anche sul pianeta nano Cerere situato nella fascia principale degli asteroidi. Sono anche i responsabili dei famosi pennacchi di Encelado, visti innumerevoli volte dalla sonda Cassini.

Advertisement
Credit: NASA

L’ammoniaca, molecola fondamentale per la vita

I ricercatori avevano molte prove per sospettare che Kiladze fosse più di un comune cratere da impatto, anche perché circondato da ghiaccio d’acqua. La svolta è arrivata quando il team ha trovato prove di ammoniaca mescolata con ghiaccio d’acqua intorno al cratere. L’ammoniaca infatti abbassa il punto di congelamento dell’acqua, consentendole di fluire come crio-lava liquida. È interessante notare inoltre che l’ammoniaca è una molecola importante per la chimica che produce gli amminoacidi e, di conseguenza, per la vita. Il fatto che il cratere sia circondato da ghiaccio d’acqua suggerisce anche che sia piuttosto giovane, o che abbia eruttato abbastanza di recente (in termini di tempi geologici). Nel tempo, il ghiaccio d’acqua viene coperto da altri materiali, ecco perché un’area ”scoperta” deve essere per forza più giovane. Poco o niente si sa però dell’origine della crio-lava, per ora tutte supposizioni che il team di ricercatori però lascia da confermare alla futura generazione di scienziati planetari. Stay tuned!

Advertisement

Fonte

Advertisement