Un team internazionale di scienziati ha individuato un tipo di roccia mai osservato prima sul Pianeta Rosso, aprendo una finestra inedita sull’evoluzione geologica di Marte
Un gruppo di ricerca internazionale ha identificato un tipo di roccia completamente nuovo su Marte e, per la prima volta in assoluto, ha rilevato la presenza del minerale granato. Lo studio, guidato da Tanya Kizovski, docente di Scienze della Terra alla Brock University in Canada, ha coinvolto anche James Darling, professore di Scienze della Terra e dei Pianeti all’Università di Portsmouth, insieme a ricercatori del Royal Ontario Museum, dell’Università di Trieste e dell’Open University nel Regno Unito. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Geochemical Perspectives Letters.

Un minerale ben noto sulla Terra, mai visto su Marte
Sulla Terra il granato, gemma rosso scuro nota fin dall’epoca degli antichi Egizi e dei Romani, è da sempre un minerale fondamentale per i geologi: fornisce un potente registro delle forze tettoniche, dei processi di formazione dei minerali e delle interazioni tra fluidi e rocce che modellano la crosta e il mantello terrestre. Su Marte, invece, questa scoperta rappresenta una sorta di archivio geologico, capace di custodire indizi su temperature, pressioni e processi avvenuti miliardi di anni fa.
Come è avvenuta la scoperta?
Il minerale è stato individuato analizzando un frammento del meteorite marziano denominato NWA 8171, conservato nelle collezioni del Royal Ontario Museum. Durante lo studio della composizione chimica del campione, la dottoressa Kizovski ha notato un’anomalia: inizialmente il minerale sembrava un comune pirosseno, ma un’analisi più approfondita, condotta anche grazie all’Unità di Microscopia Elettronica e Microanalisi dell’Università di Portsmouth, ha rivelato la presenza inaspettata di granato.
L’origine ancora misteriosa
Sulla Terra il granato si forma tipicamente attraverso il metamorfismo, il processo che trasforma rocce ignee o sedimentarie sottoponendole a calore estremo, alta pressione o fluidi caldi. Secondo i ricercatori, su Marte le condizioni necessarie potrebbero essere derivate dall’impatto di un meteorite sulla superficie, dalla risalita di magma nella crosta marziana, o da entrambi i fenomeni. Resta aperta una possibilità affascinante: potrebbe essere che la roccia non si sia formata su Marte, ma sia arrivata sul pianeta tramite un impatto meteoritico di origine “extra-marziana”. Per chiarire questo punto sarebbe necessario analizzare gli isotopi di ossigeno della roccia, un’operazione che però comporterebbe la distruzione di parte del campione.

Implicazioni future
Il team di ricerca continuerà a studiare il campione confrontandolo con i dati raccolti da rover e sonde orbitali, nella speranza di ricostruire con maggiore precisione l’origine e la storia di questo minerale su Marte. Come ha sottolineato il professor Darling, la scoperta aggiunge una dimensione nuova e sorprendente alla comprensione della geologia marziana, aprendo una finestra preziosa sull’evoluzione del nostro vicino planetario.
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