Abbiamo assistito ad un volo storico e lo spettacolo è andato ben oltre le nostre aspettative: i dettagli sul quinto volo di Starship di SpaceX

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Gli ingredienti di suspance, degni del miglior film di Hollywood, c’erano tutti: Un uragano che ha sconquassato gli stati affacciati sull’Atlantico meridionale; un’autorizzazione della FAA che tardava ad arrivare; l’ambizioso programma del test che prevedeva il recupero del primo stadio, il mastodontico SuperHeavy direttamente nella stessa rampa di lancio da cui, sette minuti prima, era partito ed infine, il volo suborbitale ed il rientro nell’atmosfera di Starship che doveva suggellare definitivamente la resistenza della copertura termica, completamente rinnovata, in vista del primo volo orbitale. Ma l’attesa non è stata vana. Abbiamo assistito a tutto ciò e lo spettacolo è andato ben oltre le nostre aspettative.

Le modifiche dall’ultimo volo

Dall’ultimo test, avvenuto il 6 giugno 2024 e che abbiamo seguito in diretta, le modifiche non sono così evidenti ma sono molto sostanziali. In primo luogo, ed è l’aspetto più spettacolare di questo test, il primo stadio SuperHeavy, dopo aver dimostrato nel quarto lancio la capacità di poter controllare il rientro e di poter operare un perfetto hovering sulla superficie dell’Oceano Atlantico, si è stabilito che venga recuperato dalla stessa torre di lancio per mezzo della struttura a braccio utilizzata normalmente per spostare i due componenti del veicolo: il Chopstick Mechazilla. La manovra è altamente critica perché un piccolo urto può innescare un’esplosione distruttiva mettendo a terra il sistema di lancio per molti mesi oltre che ad attivare tutte quelle restrizioni previste in caso d’incidente a terra da parte dell’FAA, che pregiudicherebbero nuovi test. Anche per questo motivo SpaceX ha costruito, sempre a Boca Chica, una seconda torre di lancio: in caso di stop ai voli, per lo meno i test statici potranno essere comunque eseguiti.

Seconda novità, non meno importante, è il completo rifacimento del rivestimento termico di Starship. Dopo i problemi riscontrati nel quarto volo, che hanno visto il quasi distacco di uno degli elevoni di controllo aerodinamico, anche se il veicolo è riuscito ad ammarare nel Pacifico, SpaceX ha deciso di rivedere ex novo tutto il rivestimento esterno. Le piastrelle sono state sostituite con altre di nuova concezione ed in particolar modo, sono state rinforzate nelle parti mobili. Ma la novità più importante è rappresentata da uno scudo termico ablativo, del tipo di quello applicato sulla Dragon, posizionato sotto lo strato di piastrelle ad assorbimento di calore. Come per l’Interstadio tra il SuperHeavy e la Starship, si tratta di un’implementazione mutuata dalla tecnologia sovietica, in questo caso, degli anni ottanta: anche la navetta Buran aveva uno scudo termico a tre strati composto da piastrelle, un’intercapedine a liquido ed uno strato ablativo. Insomma, il veicolo del futuro che guarda alle cose buone (e robuste) del passato!

SpaceX Starship
SpaceX Starship

Il lancio

Puntuale, puntualissimo il lancio: ore 14:25 italiane. Le luci soffuse e delicate dell’alba sul Golfo del Messico sono state sconvolte dal rombo assordante dei 33 motori Raptor a Metano ed Ossigeno liquidi che, in pochi minuti, hanno portato il veicolo di lancio prima alla massima pressione aerodinamica (MaxQ), poi allo spegnimento del SuperHeavy ed all’accensione dei 9 Raptor della Starship che ha proseguito il suo volo verso lo spazio. Nessun intoppo, nessuno spegnimento anticipato. Tutto da manuale.

Il recupero del SuperHeavy

Ed è proprio in questa fase, sei minuti e mezzo dopo il lancio, che è stata presa la decisione più importante della missione. Il controllore di volo, sulla base dei dati della telemetria, ha dato il suo via libera alla manovra di rientro con il tentativo di recupero del SuperHeavy da parte della torre di lancio. Veniva giù velocissimo, sollevando sbuffi di vapore e scie di condensazione, ma poi la brusca e repentina frenata: l’accensione di 9 dei 33 motori ha stabilizzato il SuperHeavy che si è posizionato quasi obliquo sopra la torre di lancio. Un brivido ha percorso le nostre schiene in quegli interminabili istanti, ma era scritto nel destino: Una fulminea correzione d’assetto ed il primo stadio si è lasciato afferrare da Mechazilla. Un immagine che resterà nella storia. Spettacolari, drammatiche ed emozionanti le riprese da più angolazioni che ci hanno mostrato la potenza dei gas che fuoriuscivano dai serbatoi nella fase finale di spurgo del primo stadio dopo la cattura da parte della torre di lancio.
Qualcosa che difficilmente dimenticheremo e che, coi prossimi voli, diventerà routine ma che non smetterà mai di meravigliarci.

Il volo suborbitale ed il rientro di Starship

42 minuti di volo spaziale, non ancora un’orbita completa ma poco ci manca. La velocità di Starship nello spazio si è mantenuta appena al disotto della V1 (27.000 Km/h). Una lunga parabola nella quale abbiamo apprezzato le spettacolari immagini ritrasmesse a terra in HD dalla rete satellitare Starlink. E poi… Un bagliore rosa ha annunciato, appena al di sotto della Linea di Karman (100 Km di altitudine) il rientro della nave spaziale nel regno dell’atmosfera. Sempre più rosso, sempre più bianco il calore sviluppato dalla ionizzazione degli strati alti dell’atmosfera ha illuminato la parte inferiore dello scafo della starship mentre la struttura di protezione sopporta temperature vicine ai 3000°C. Grazie alla rete Starlink abbiamo assistito, come nei due precedenti test, alle immagini del rientro nell’atmosfera. Il tuffo negli strati alti a 26.000 Km/h ha messo alla prova il rivestimento a due strati ma tutto ha funzionato. Come per l’anello d’interstadio del cosiddetto Hot Staging, il rivestimento a doppio strato erede del glorioso Buran ha fatto il suo dovere fino alla fine. Nonostante inevitabili zone di elevatissima pressione dinamica, nello specifico la giunzione mobile degli elevoni, tutto ha resistito. L’epilogo, spettacolare, un atterraggio simulato sull’Oceano Indiano e l’inabissamento della gloriosa, è il caso di dirlo, Starship ripresa da un drone marino posizionato nei paraggi con chirurgica precisione. Ci aspettano i prossimi lanci e non è difficile prevedere che, nel test n.6, verrà tentato il rientro della stessa Starship in una piattaforma marina dell’Atlantico.

Non vediamo l’ora.