La galassia SDSS J110546.07+145202.4, a 1,8 miliardi di anni luce dalla Terra, ospita un buco nero supermassiccio che si nutre di materia con un’insaziabilità che gli astronomi avevano osservato solo nei buchi neri dei primi tempi del cosmo.

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A 1,8 miliardi di anni luce dalla Terra, una galassia a spirale chiamata SDSS J110546.07+145202.4 custodisce un “segreto”. Al suo centro si nasconde infatti un buco nero supermassiccio che si comporta come quelli che esistevano appena dopo il Big Bang. La differenza è che questo è relativamente vicino, e questo lo rende un laboratorio perfetto per studiare l’universo primordiale.

L’insaziabile appetito del gigante

I buchi neri supermassicci si trovano al centro di tutte le grandi galassie, ma la maggior parte di essi, come Sagittarius A* nella Via Lattea, si nutrono con parsimonia. Quello di questa galassia è diverso, dato che sta divorando enormi quantità di materia, e i suoi getti radio, che viaggiano a velocità prossime a quella della luce, sono aumentati di venti volte. Questo comportamento, spiega l’astrofisico Kovi Rose dell’Università di Sydney, offre agli astronomi una finestra più unica che rara per studiare i processi fisici negli ambienti più estremi dell’universo.

Un buco nero si sta comportando come quelli dell'universo primordiale

Una finestra sul passato

I buchi neri dell’universo primordiale sono troppo lontani per essere osservati in dettaglio, ma questo, invece, è abbastanza vicino da permettere studi approfonditi. La sua voracità, che lo rende visibile in tutto lo spettro elettromagnetico, dalle onde radio ai raggi X, è una rarità che gli astronomi non vogliono perdere. È come se il cosmo avesse messo un esemplare dell’universo primordiale a portata di mano, e gli scienziati stanno già cercando di capire cosa può insegnare loro.

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