Un disco d’oro, un viaggio senza ritorno e il desiderio eterno di non essere soli. Scopri la storia del Voyager Golden Record

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Nel 1977 due sonde gemelle, Voyager 1 e Voyager 2, intrapresero un viaggio senza ritorno attraverso il sistema solare. A bordo portavano non solo strumenti scientifici, ma il Voyager Golden Record, un disco d’oro contenente suoni, musiche e immagini della Terra, sigillato come messaggio destinato a un ipotetico destinatario alieno. Il tentativo dell’umanità di definire sé stessa e sfidare il tempo
cosmico per raggiungere una forma di immortalità culturale.

Il Problema della selezione: essenzialismo o ideale?

Voyager disco d'oro
Credit: NASA

Il team di selezione, guidato dal celebre astronomo Carl Sagan, si trovò di fronte a un
dilemma essenzialista: come si definisce l’Umanità in 12 pollici di vinile? La missione del disco era di distillare l’essenza della nostra specie. Il disco doveva rispondere a domande fondamentali: cosa amiamo, come viviamo e come suoniamo? La selezione finale, che spazia dai saluti in 55 lingue, alla musica di Bach e Chuck Berry, fino ai diagrammi anatomici e ad immagini di vita quotidiana, presenta una marcata tendenza all’ottimismo e all’armonia. Troviamo l’immagine di una donna che allatta e di
bambini che ridono, ma nessuna immagine di guerra, genocidio o inquinamento.
Questa omissione genera una riflessione. Si è scelto di rappresentare l’umanità attraverso le sue massime potenzialità creative: la scienza, la musica, l’amore e la capacità di cura. In questo senso, il disco è una dichiarazione di ciò che desideriamo essere. Il disco, quindi, non è un ritratto oggettivo (reale), ma un monumento celebrativo (ideale). La scelta di inviare un’immagine di speranza, forse, riflette il fatto che la nostra unica possibilità di sopravvivere ai “nostri tempi” era concentrarsi sui nostri valori più alti (come scrisse il Presidente Carter nel messaggio incluso).

L’Immortalità Culturale

Le sonde Voyager sono le reliquie più durature della nostra civiltà. Lanciate verso lo
spazio interstellare, continueranno il loro viaggio ben dopo che il Sole avrà esaurito la sua
energia nucleare. Le probabilità che un’altra civiltà intercetti il disco sono infinitamente piccole. L’atto di
codifica, incisione e lancio diventa quindi più significativo per il mittente che per il
destinatario. Il Golden Record è un testamento dell’umanità a sé stessa.

L’Eterna Volontà di Memoria

L’immortalità biologica ci è preclusa, ma l’immortalità culturale, la sopravvivenza delle nostre idee, arte e scienza, sono l’ultima risorsa. Inviando il disco nello spazio, abbiamo cercato di proteggere un
campione della nostra esistenza dalla corruzione del tempo terrestre e dalla nostra stessa
autodistruzione. L’immortalità, in questo contesto, non è vivere per sempre, ma assicurarsi che, se mai qualcuno ci scoprirà, sappia che siamo stati.

Per saperne di più:

  • Consulta la sezione dedicata della NASA