La missione ESA/JAXA BepiColombo ha catturato le prime immagini del suo pianeta di destinazione Mercurio durante un sorvolo ravvicinato la scorsa notte.

Il punto di massimo avvicinamento è stato all’1:34 della notte del 1° ottobre a un’altitudine di 199 km dalla superficie del pianeta. Durante l’incontro sono state raccolte immagini dalle telecamere di monitoraggio del veicolo spaziale, insieme ai dati scientifici di una serie di strumenti che verranno analizzati nei prossimi giorni.

Hello Mercury – annotated
Immagine annotata del sorvolo di Mercuiro. Credit: ESA/BepiColombo/MTM, CC BY-SA 3.0 IGO
https://www.esa.int/Science_Exploration/Space_Science/BepiColombo/BepiColombo_s_first_views_of_Mercury

La regione mostrata negli scatti fa parte dell’emisfero settentrionale di Mercurio, inclusa la Sihtu Planitia, che è stata inondata dalle lave. Un’area rotonda più liscia e più luminosa dei suoi dintorni caratterizza le pianure intorno al cratere Calvino, che sono chiamate Rudaki Plains. È visibile il cratere Lermontov, largo 166 km, che appare luminoso perché contiene delle caratteristiche uniche di Mercurio chiamate “cavità”, dove elementi volatili riescono a fuggire nello spazio e un camino dove si sono verificati fenomeni vulcanici. BepiColombo studierà questi elementi, una volta in orbita attorno al pianeta, per fare luce su come il pianeta si sia formato.

La formazione di Mercurio

Una delle supposizioni sulla sua formazioneè che il pianeta fosse in origine un corpo più grande che è stato poi privato della maggior parte della sua roccia a causa di un impatto gigantesco. Questo lo ha lasciato nella sua forma attuale: un nucleo di ferro relativamente grande, dove viene generato il suo campo magnetico, e un sottile guscio esterno roccioso.

Mercurio non ha regioni simili agli antichi e luminosi altopiani lunari: la sua superficie è scura quasi ovunque che è stata formata da vaste effusioni di lava miliardi di anni fa. Queste colate laviche portano oggi le cicatrici dei crateri formati da asteroidi e dalle comete che si schiantano sulla superficie. I pavimenti di alcuni dei crateri più antichi e più grandi sono stati inoltre inondati da colate laviche più recenti, e ci sono anche molti siti in cui le esplosioni vulcaniche hanno rotto la superficie dall’interno. BepiColombo approfondirà questi temi per aiutarci a comprendere più a fondo questo misterioso pianeta, basandosi sui dati raccolti dalla missione Messenger della NASA.

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