L’ambiente magnetico e particellare intorno a Mercurio è stato campionato da BepiColombo per la prima volta durante il sorvolo ravvicinato del pianeta dandoci un assaggio di questo luogo inesplorato.

Per quanto sia stato un fugace sorvolo, per alcuni degli strumenti di BepiColombo il flyby del 1 ottobre scorso ha segnato l’inizio della raccolta dei dati scientifici e un’opportunità di iniziare i preparativi per la missione principale. E questi passaggi ravvicinati offrono anche la possibilità di campionare regioni intorno a Mercurio che non saranno accessibili una volta entrati in orbita. In questo caso BepiColombo ha fornito informazioni sulle particelle presenti vicino al pianeta e sui confini del campo magnetico mentre attraversava la magnetosfera a una distanza maggiore di quella che avrà una volta in orbita.

L’analisi dei risultati

Lo spettrometro ultravioletto PHEBUS ha raccolto dati per quasi un’ora nel punto più vicino concentrandosi sugli elementi presenti nell’atmosfera a bassissima densità del pianeta, detta esosfera, generata sia dal vento solare che dalla superficie del pianeta. Chiari picchi di idrogeno e calcio sono stati registrati dopo il sorvolo, una volta che BepiColombo è uscito dall’ombra di Mercurio.

Analisi dell’esosfera di Mercurio.
Credit ESA/BepiColombo/PHEBUS, LATMOS/CNES, IKI/Roscosmos, DESP/JAXA

L’idrogeno e il calcio sono solo due esempi di ciò che si può trovare nell’esosfera una volta in orbita attorno al pianeta: PHEBUS studierà la composizione e le dinamiche dell’esosfera di Mercurio in modo molto dettagliato, osservando come si modificano con la posizione e il tempo. PHEBUS è uno dei numerosi spettrometri che studieranno Mercurio dall’orbita per comprenderne la composizione superficiale, inclusa la ricerca di ghiaccio nelle regioni permanentemente in ombra dei crateri ad alta latitudine.

Durante il sorvolo, è stato utilizzato anche lo spettrometro di raggi gamma e neutroni di mercurio (MGNS), rilevando flussi luminosi di neutroni e raggi gamma. È noto che queste emissioni siano prodotte dall’interazione dei raggi cosmici galattici con gli strati superficiali più alti di Mercurio e forniscono anche dati sulla composizione della superficie. 

I sensori sul braccio del magnetometro – la struttura estesa e visibile dal Mercury Planetary Orbiter (MPO) in alcune delle immagini della MCAM – hanno registrato i dettagli del vento solare e del campo magnetico intorno a Mercurio. Durante questo sorvolo, il team del magnetometro era particolarmente entusiasta di raccogliere dati da così vicino sull’emisfero meridionale del pianeta poiché, ad oggi, solo l’emisfero settentrionale di Mercurio era stato analizzato magneticamente dalla missione Messenger della NASA.

Una volta nell’orbita di Mercurio, le misurazioni complementari del campo magnetico effettuate sia dall’MPO dell’ESA che dal Mercury Magnetospheric Orbiter di JAXA (noto come Mio) porteranno a un’analisi dettagliata del campo magnetico del pianeta e della sua fonte, al fine di comprendere meglio l’origine, l’evoluzione e l’attuale stato dell’interno del pianeta. Inoltre, i due orbiter viaggeranno attraverso diverse aree della magnetosfera di Mercurio e su diverse scale temporali, misurando simultaneamente come cambia il campo magnetico nel tempo e nello spazio, e la sua relazione con il potente vento solare.

Riferimenti:

Immagine di copertina:

Rappresentazione artistica di BepiColombo in volo su Mercurio il 1 ottobre 2021. Credits: ESA/ATG medialab

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