Scoperto un nuovo sito con migliaia di impronte di dinosauro nella Valle di Fraele, pronto per essere studiato
“In Italia non ci sono dinosauri”. Questo è stato l’ingenuo motto che abbiamo portato avanti fino alla fine del secolo scorso. Per fortuna, ci eravamo sbagliati di grosso. Diversi ritrovamenti hanno smentito le nostre convinzioni, da scheletri completi a intere aree in cui dinosauri di diverse specie hanno camminato, lasciando che le loro impronte si fossilizzassero. È il caso del nuovo sito appena scoperto nel Parco nazionale dello Stelvio, in Lombardia.
Nord Italia preistorico
Quella che oggi è una parete quasi verticale tipica del panorama alpino, 210 milioni di anni fa era l’orizzontale bagnasciuga di un ambiente simile alle Bahamas. Era il periodo Triassico, il più antico dell’Era dei dinosauri. Gli abitanti di questo paradiso tropicale attraversavano le spiagge e le calde acque basse per spostarsi da un capo all’altro dell’Europa meridionale, e sono passati proprio lì, lasciando migliaia di impronte finora sconosciute alla scienza.

“Non possiamo ricostruire l’esatta specie, ma considerate età e forma possono essere solo dei ‘prosauropodi’” racconta Fabio Manucci, artista e ricercatore che si è occupato della prima raffigurazione in vita del passaggio dei dinosauri del Parco dello Stelvio. Quelli che vengono informalmente chiamati ‘prosauropodi’ sono antichi parenti dei sauropodi, ovvero gli enormi erbivori dal lungo collo come Brachiosaurus, che avrebbero abitato la Terra decine di milioni di anni dopo, nel Giurassico. In effetti, abbiamo già testimonianze della presenza del ‘prosauropode’ Plateosaurus in Svizzera e Germania, e a quei tempi non c’erano problemi di passaporto.

“È interessante che le piste siano bipedi”, prosegue Fabio Manucci. “Le orme, anche per noi paleoartisti, sono preziosissime. Forse più delle ossa: mostrano come vivevano. Ho preparato le animazioni dei dinosauri (oltre ai loro modelli) e muoverli seguendo le orme può davvero dare un’idea di una scena di vita”. Anche se i veri sauropodi sarebbero diventati tutti quadrupedi, in questo momento l’anatomia dei loro antenati era ancora simile a quella dei primi dinosauri: bipedi come i dinosauri carnivori, con mani artigliate usate per nutrirsi, scavare, combattere e difendersi.
L’inizio del viaggio
Al fotografo naturalista Elio Della Ferrera si devono la scoperta e i primi scatti del sito. Ha notato le tracce durante una sessione di lavoro sulle faune che abitano oggi la Valle di Fraele. Una scoperta fortunata, ma come è potuta passare inosservata fino a pochi giorni fa? Manucci non è stupito: “È una stranezza a cui mi sono abituato, lavorando alle ricostruzioni per i paleontologi. Qui la portata era maestosa, con dinosauri di cui finora mancavano siti simili, ma solo lo scorso inverno (quasi con lo stesso team) c’era stata un’altra scoperta con orme permiane in Val d’Ambria, più antiche dei dinosauri. Non così spettacolari, ma ogni anno resta una sorpresa!”.

Ma questo è solo l’inizio della storia: il sito è ancora tutto da studiare e occuperà le attenzioni dei ricercatori per gli anni a venire. La sua posizione a più di 2000 metri di quota renderà necessarie tecniche di studio che fanno uso di droni e tanta pazienza.
Dinosauri in tanti luoghi d’Italia
Nel frattempo, consiglio di godersi gli altri siti di impronte di dinosauro sparse per il nostro territorio: due fra tanti, i Lavini di Marco di Rovereto (Provincia di Trento) e Cava Pontrelli di Altamura (Provincia di Bari), che conta 4000 impronte.
Alla faccia del paese senza dinosauri!
Articolo redatto da Alessio Ciaffi
